Breve guida all'emo - La storia


A cura di josie, Venerdi, 23 settembre 2005



Emo
è una parola che al giorno d'oggi sentiamo in ogni contesto, si legge in ogni riga, si ascolta in ogni discorso. Ed il termine, così come il significato od il suo corrispettivo musicale, è tanto amato quanto disprezzato o mal interpretato. Con le sue molteplici sfumature l'emo crea nuances sempre più soggettive e innovative, screamo, emocore, post hardcore. L'emo è di tutti e di nessuno. Ma cos'è esattamente l'emo?

Interpretandolo etimologicamente, il termine "emo" proviene abbastanza ovviamente dall'aggettivo "emotional", e si riferisce dunque alle sensazioni che un determinato genere è in grado di suscitare al suo ascolto. Le emozioni del songwriter si ravvisano fisicamente con una canzone intrisa di ansie e paranoie, tradotta in una musica non necessariamente tecnica ma irrazionale, passionale, con strumenti discreti e voce disperata, melanconica, struggente. Tuttavia questa breve spiegazione risulterà sicuramente superflua, tutti hanno una seppur vaga idea di cosa sia l'emo, anche (se non soprattutto) grazie al suo aspetto più modaiolo e visibile di oggi. Allora dirigiamoci verso le sue origini o alle sue avanguardie.


Tutto nasce nella zona di Washington DC, dove il beat tipico della musica punk si mescola a lyrics introspettive e da origine a qualcosa di chiaramente differente. Questa fase di gestazione si avvia dalla seconda metà degli anni '80 e si espande in sordina in tutto il territorio degli US. La storia dell'emotional punk, comunque, è decisamente discutibile, sia perchè le band che hanno fatto parte del movimento "Emo" cercano spesso di distanziarsi da quel termine, sia perchè non c'è un vero e proprio momento di inizio o di scoppio del movimento stesso.


Molti segnano la data di inizio del genere nel 1984, quando i Rites Of Spring (foto a destra), nati dalla fusione di membri di Untouchables, Faith e Deadline, iniziarono a suonare in Washington DC; in una sorprendente deviazione dagli standard del punk che manteneva comunque velocità e frenesia, il vocalist dei Rites Guy Picciotto componeva testi pesantemente carichi di emozioni, esponendo rischiosamente sè stesso ed i suoi sentimenti in ogni canzone.

Anche vocalmente, le melodie raggiungono il loro climax in un lamento ghiaioso, gutturale ed appassionato. Nessun precedente per questa onesta vulnerabilità: il musicista non esprime ciò che vede attorno a sè, bensì narra sè stesso attraverso i suoi racconti di sventure che lacerano il cuore.


L'estate del 1985 si ricorda come la "Revolution Summer", durante la quale si fece strada una nuova ondata di bands dal tempo basato su melodia e su voci molto caricate, ma con diversissime sfumature. L'epicentro è nuovamente il DC di cui si parlava prima, che sforna nuovi nomi da ogni suoangolo: Gray Matter, Ignition, Shudder to Think.

Da ricordare certamente gli Embrace, band in cui compariva quel Ian MacKaye (foto a sinistra) che aveva scritto la storia coi Minor Threat (e che continuerà a scriverla più tardi con Picciotto dei Rites Of Spring, formando i Fugazi). Il gruppo, formato dagli altri precedenti componenti dei Faith, plasma pezzi stridenti in midtempo costellati da hooks parecchio melodici; i testi sono profondi ed interrogativi, la voce di MacKaye naturalmente sfrontata; solo raramente compare qualche occasionale barlume di emozione come lo intendiamo odiernamente; almeno nella voce, si intende.


Ad ogni modo con l'accostamento dei Rites Of Spring alla scena underground di Washington DC l'emo divenne riconosciuto a tutti gli effetti, e nacquero le prime bands di proseliti. Queste vennero riconosciute come il classico "DC Sound", altre venivano indicate con "emo" come diminutivo per "emozionale".

In realtà il termine venne per la prima volta pronunciato dallo stesso MacKaye in un'intervista per Flipside. Non molto tempo dopo e non inaspettatamente, fece capolino anche la nuova definizione di "Emo-core":  Durante un concerto qualcuno urlò: "You guys are emo-core!" e MacKaye replicò: "You mean Emo Phillips?"


Dunque per "Emo" si intende quel genere contaminato dalle sue chitarre relativamente rapide e dalle dinamiche più o meno fluide; se l'ottava corda è la caratteristica portante della parte strumentale, la voce generalmente intensa ma struggente, talvolta singhiozzante e al limite del pianto è il vero elemento cardine dell'emo. Al fianco di testi spesso disperati e ansiotici, infatti, crea l'ambiente ideale per l'esplosione emozionale della musica.

Con "Emocore" invece si descrive un range ben più vasto di accezioni. Inizialmente infatti si trattava di formazioni hardcore (o derivate da gente che l'aveva suonato) orientatesi verso il midtempo e verso un cantato più "emo". Al centro dell'emocore poi si situano le chitarre, spesso due, che distorte e torturate occasionalmente includono anche riffs melodici tra strimpellate schizofreniche. Da qui si aprono parecchie forbici, che talvolta prediligono un cantato urlato e violento con un sound greve e sinistro (qui è già screamo, o emoviolence) piuttosto che una struttura pop ed orecchiabile (emopunk) oppure ancora chitarre più pulite e struttura più semplice (emorock).

Ecco perchè è ardua impresa definire con certezza il sound emocore, soprattutto se lo si considera nella sua evoluzione nel corso dei vent'anni passati e se si tiene il conto della smisurata quantità di bands e conseguenti tipologie di musica in giro. Stessa cosa valga per il concetto di post hardcore, che per le ragioni appena spiegate spesso devia moltissimo dall'originale significato di hardcore per assumere caratteristiche quasi paradossalmente paragonabili a quelle dell'emocore.


Dal 1984 - '85, comunque, il movimento continua a dilagare con imponenza, fino ad estendersi alla baia di San Francisco per il 1989, e a coinvolgere anche Florida, Midwest e stati centrali di lì a poco.


Le classiche band del DC Sound sono Ignition, Dag Nasty (foto in alto a destra), Grey Matter, Fugazi (foto a sinistra), Fuel, Samiam, Jawbreaker, Hot Water Music, Elliot, Soulside, Lip e Chamberlain, dei quali si ricorda uno split insieme.

Ad acquistare più rilevanza furono i The Hated, che formatisi ad Annapolis si concentravano principalmente sull'elemento in sè dell'emozione.


Poco dopo nella stessa città si fecero conoscere i Moss Icon (flyer a destra), che combinavano l'intensità dei testi dei Rites Of Spring alla tradizionale energia del punk attirando nuove, entusiasmate scie di proseliti. L'elemento emozionale è spogliato fino al "core", al suo contenuto minimo e comune denominatore, mentre le chitarre si fanno più intricate ed arpeggiate, incentrate sull'alternanza soft/loud. Protagonista della band reale musa ispiratrice per le formazioni venture (nelle dinamiche, come nello stile delle chitarre e della voce) è Tonie Joy, più tardi al fianco di gruppi come Born Against, Lava, Universal Order of Armageddon.


La diffusione del seguito si accompagna ad una crescita del movimento, e nei primi anni '90 è già lecito riferirsi ad una sottocultura emotional punk. "Qualcosa che tutte queste band hanno in comune è il desiderio di comunicare con la gente" dice Jay Robbins, componente dei Jawbox (foto a sinistra).


Nientemeno che il buon MacKaye lo dipinge come "The King Of Emo", innanzitutto per l'influenza dei Jawbox, e in secondo luogo per i più recenti lavori di Robbins con Braid e The Promise Ring fra i tanti.


"Era strano quando la gente iniziava ad usare il termine 'emo', ti veniva da dire 'Che cavolo, sembra che fino ad ora la musica non potesse essere emozionale!' ", afferma Robbins (foto a destra).

"Tutte le band emo che conosco considerano la scena post hardcore degli anni '80 come il limite estremo, ed il punto di inizio: filosoficamente condividono un'etica di lavoro ed è il senso della musica il motore che li spinge a sperimentare."


É il 1992 quando la prima band quasi universalmente riconosciutasi come "emo" comincia a suscitare un certo interesse nei confronti di critica e kids: parliamo dei Sunny Day Real Estate di Seattle.


Presto ci si accorge che la definizione ed il tipo di musica hanno creato un connubio destinato a crescere e a coinvolgere sempre più bands. Ecco che piano piano compaiono Texas Is The Reason, Death Cab For Cutie e i ben più noti Get Up Kids. Ora sembra che sia la commistione di indierock, punk e grunge a generare il sospirato Emo, che per via di questa sua poliedricità attrae un diverso numero di diverse tipologie di fans: curiosamente il prodotto è un emoboy che sta a metà tra il classico nerd del liceo e il ragazzaccio più scalmanato e irruento, un "Junkie" a metà tra "Jerk" e "Punk".

Punk Planet (una cover del 1996 qui a destra) e Hit It Or Quit It (entrambe di Chicago, Illinois) sono solo due tra le fanze che danno rilievo alla ormai conosciutissima scena emo.


Nella seconda metà degli anni '90 la musica raggiunge insospettabili livelli di mainstream, così anche le band portavoce del nuovo pensiero emozionale si guadagnano frequenti passaggi nelle radio o sui canali videomusicali americani, MTV su tutti. Dal suo emergere dalla scena underground, l'emo è via via quasi diventato sinonimo di quel suo lato più pop, che in effetti è quello che ha generato il sottogenere emotional punk, nel connubio con le sue caratteristiche punk.


Sempre nella decade passata la scena emo è fiorita come non mai, e come aumentava la sua popolarità, diventavano sempre più rappresentative formazioni di rilievo come Jimmy Eat World (foto in basso a destra), Jets to Brazil o Drive Like Jehu (foto a sinistra).

É bene precisare nuovamente che le sonorità sono personali e non univoche, nel senso che ogni band racchiude in sè più o meno hadcore, più o meno punk, più o meno pop.  Mentre i Dashboard Confessional scrivono pezzi traboccanti di melodia e dolcezza, ad esempio, i Texas Is The Reason sono in grado di rendere malleabili le più graffianti schitarrate grunge e di unirle a una voce particolarmente pungente e solida.


Verso la fine degli anni '90, il gusto per l'hardcore negli Stati Uniti è in qualche modo calato, concedendo invece parecchio spazio ad un pop-punk semi commercializzato. Ne risente anche quel così variegato movimento emo, che di conseguenza devia dalle sue originali radici core per incorporare chitarre meno aggressive o riffs di piano; a loro volta, le melodie iniziano ad essere più enfatizzate mano a mano che la musica sposta il proprio baricentro dal suo passato più "crudo".


Tuttavia quello che sta accadendo oggi nel 2005 è un processo praticamente inverso, che va a riprendere gli stilemi iniziali del genere, quasi depurandolo dagli acciacchi del tempo.

Con le formazioni emocore nel senso odierno del termine, infatti, si presta nuovamente parecchia attenzione al taglio del suono e alla sua capacità di graffiare l'ascoltatore; lo si fa specialmente sfruttando chitarre distorte e mordaci, talvolta metalliche, abbinate ad una sezione ritmica serrata e ad una voce consistente, e naturalmente emozionale. Lo si fa riallungando l'orecchio alle vecchie glorie come Moss Icon, Rites Of Spring e Fugazi (foto a sinistra)


"Non mi fido di un genere che rifiuta di definire sè stesso. Almeno se ti dichiari punk, significa qualcosa. Non ho la minima fottuta idea di come possa suonare l'emo, non ne ho mai sentito nulla; ho solo concluso che se questi stupidi sono troppo riluttanti per usare quella parola, allora lo farò io".
(Ben Weasel, a proposito del suo album "Emo")





FONTI:
i siti ufficiali o meno delle bands menzionate
http://www.fourfa.com
http://iml.jou.ufl.edu/projects/Spring03/Seawell/index.htm


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