Minnie's (parte I)

A cura di , 29 aprile 2009

Gambe forti ci vogliono per l’esercizio delle distanze. Passi … corti ci vogliono, per vivere una passione nel proprio piccolo e rendere migliore ciò che si fa. Incontriamo Luca ed Ale dei Minnie’s, pronti a parlarci del nuovo album “L’Esercizio delle Distanze”, della storia del gruppo, dei paradossi e delle potenzialità della musica italiana.


I Minnie’s sono un gruppo che suona da più di dieci anni per passione. Non si sentono i musicisti più esperti del mondo, ma se puntano su qualcosa è sulla forza dell’espressione e su una scelta che asseconda la dedizione per la musica piuttosto che vederla come un veicolo per fama o soldi. Può darsi che i Minnie’s, dice Luca, siano più “simpatici” di altri gruppi perché, non senza ambizioni, hanno sempre scelto di seguire il percorso più ideale per loro e non di inseguire sogni di gloria in pompa magna; hanno deciso di suonare puntualmente in determinati contesti, deciso di non compromettere il loro sound, deciso di restare attendibili. Un passo alla volta, non hanno cercato un’identità-compromesso per cavalcare chissà quale onda: sbattersi e sacrificare compartimenti dell’esistenza per dedicarsi alla musica è per i Minnie’s una filosofia di vita.

Con “L’Esercizio Delle Distanze” i Minnie’s hanno deciso di puntare sulla sostanza: prediligendo l’immediatezza dei brani ad eventuali soluzioni più elaborate, infatti, i ragazzi aspirano a comunicare al meglio e cercare di coinvolgere pienamente l’ascoltatore. I pezzi dell’album sono estremamente personali sia nel suono che nei testi e, ci dicono, sono sentiti dalla band come il tipo di canzone giusta, non come qualcosa di studiato o necessariamente complesso. Ne “L’Esercizio delle Distanze”, quindi, tutto è consapevolmente molto curato, diretto e genuino: se la formula (riuscita) è davvero rappresentativa di quello che sono oggi i Minnie’s dopo oltre dieci anni di musica insieme, il risultato è che tutti i brani hanno pari dignità ed importanza. Milano è Peggio, a detta dei ragazzi, è il pezzo più emblematico: in fin dei conti è ben più di una metafora del mondo di oggi, ma anche e soprattutto la fucina di un disco e il cardine che lega tutti i brani. Lasciatemi, invece, è lo spinoff di The Players: il “lasciatemi avvicinarmi” è forse un ribadire il disagio nello stesso esercizio delle distanze che segue appunto il “just let me get closer” di “The Singalong Experience”. Anche qui si può riscontrare l’evoluzione di un contesto che resta comunque una vita che non desidera essere “inventata a caso”, bensì portata avanti con dedizione ed onestà, anche se con piccoli passi per volta.


Nella formazione dei Minnie’s si sono avvicendati sette batteristi in più di dieci anni di storia: scegliere la musica con tanta dedizione non è semplicemente coltivare un hobby, bensì essere consapevoli che c’è un progetto in corso. Prendere il furgone e fare chilometri, sottrarre tempo ad altre attività, darci corpo ed anima, tutto questo ha un valore essenziale. I dieci brani de “L’Esercizio delle Distanze” furono scritti più di un anno fa nelle Marche in compagnia di Rui, e con Rui sono stati registrati (così compaiono appunto nel disco). Ale, dietro le pelli dallo scorso autunno, è salito sul treno Minnie’s non solo in qualità di fan di lunga data, ma anche come elemento che, in qualche modo, completa e si completa attraverso il gruppo: così come è stata magnetica la sua sintonia con gli altri membri, il suo apporto si avverte come naturale e da parte sua non c’è stato il minimo disagio nell’affrontare un progetto nuovo.


“Un’Estate al Freddo” (Heartfelt Music, 2003) fu scritto con Luca alla batteria ma successivamente suonato più che altro da Paolino, col quale fu invece registrato “The Singalong Experience”; il caso è lo stesso con i pezzi de “L’Esercizio delle Distanze”. Con Ale, i Minnie’s hanno infatti registrato soltanto il tributo ai Clash Dentro o Fuori, riadattato e scritto con Lord Bean, personaggio dell’hip hop italiano che ha sempre composto testi meravigliosi, dice Luca. L’idea di rivisitare uno dei brani più caustici dei Clash nacque con l’intenzione di inserire il pezzo in un 7’’ assieme ad un altro brano; per motivi di tempo, invece, il brano fu registrato in novembre con Ale e quindi aggiunto al disco che era già praticamente pronto, anche se disomogeneo con l’atmosfera dell’album.

La questione della cover, sebbene sia improprio definirla tale, ha comunque sollevato qualche critica. A questo proposito, sembriamo concordare sul fatto che in generale la cultura italiana sembri sottovalutare l’originalità dei gruppi, per cui le cover funzionano sia da elemento catalizzatore perché una band possa effettivamente creare attenzione attorno a sé, sia da deterrente per quella band, qualora il pezzo in questione non sia fedele all’originale. È un discorso di questo tipo che i Minnie’s si trovano a dover affrontare: Dentro o Fuori non nasce come esplicita cover, ma viene comunque misinterpretata come tale. Il valore della rivisitazione per i Minnie’s sta proprio nel rispetto del genio dei Clash e nel constatare l’impossibilità di una diretta trasposizione di Death or Glory nel contesto odierno: come sarebbe possibile tradurre con efficacia le liriche di Joe Strummer e, assieme a loro, un’intera epoca di disagio, frustrazione e rabbia (cita i testi). E spesso è frustrante affrontare questioni del genere perché, mentre le critiche sono sempre dietro l’angolo, non ci si accorge di ciò che c’è di stimolante, come la citazione di Salvatore Quasimodo a proposito dell’inserire “il gettone nella macchina che stritola la felicità” (Milano è Peggio). Piuttosto che imbarcarsi in un progetto poco concreto è meglio dare la propria versione, rielaborare un pezzo di musica e storia e, modestamente, usarlo per interpretare i nostri tempi. Il valore della rivisitazione, perciò, sta proprio in questo: non far sì che la musica diventi un intoccabile feticcio, bensì uno strumento perché sia possibile esprimersi e relazionarsi con continuità con le proprie radici.
Lo sforzo di essere coerenti con questa visione, tuttavia, diventa ancor più seccante quando realizzi che il video di Dentro o Fuori, girato in Pergola per soli 180 euro, gode di visibilità su Allmusic precisamente in virtù di questo paradossale atteggiamento nei confronti dei tributi: se dovesse trattarsi di un altro video, per esempio quello di Se Arriva il Temporale (che pare potrà essere in cantiere), probabilmente non ci sarebbe nemmeno l’occasione di vedere i Minnie’s in tv: purtroppo c’è ancora l’idea che qualcosa di originale sia difficile da assimilare per l’ascoltatore e questa mentalità non giova all’emancipazione di molte valide realtà della musica italiana.


Che ci sia crisi nel settore musicale non è una novità né qualcosa di dettato dalla mancanza di realtà valide o voglia di farsi sentire. Purtroppo, però, a volte le strutture discografiche non offrono strumenti e opportunità adeguate alle band: tante etichette anche indipendenti, Luca afferma, magari ti incoraggiano e dispensano pacche sulle spalle ma poi, a conti fatti, non vogliono produrti perché sono alla ricerca di un’identità definita oppure di un genere che venda. Un ulteriore problema, che tocca anche i Minnie’s, resta la distribuzione del prodotto: sebbene prodotte, non è infatti detto che band trasversali o semplicemente non immediatamente etichettabili godano di un’adeguata diffusione sul territorio. Come risultato di questi meccanismi, oggi il panorama italiano del punk rock vede la supremazia di quattro o cinque gruppi “grossi”, mentre molte band più piccole meriterebbero un’attenzione ed un seguito che non viene loro dato. Spesso, quindi, il rischio non è soltanto quello di dover vedere un po’ di soldi e successo da molto lontano, ma anche prepararsi al fatto che il sogno possa sbiadire in fretta.

Con la Sangue Disken di Carlo Pastore, versatile conduttore di MTV, i Minnie’s hanno trovato qualcuno che credesse in loro ciecamente e si fidasse delle potenzialità del disco in uscita: i conti da fare sono anche in questo caso inevitabili, la tiratura è per il momento di 1000 copie e poi tutto si vedrà. Il fatto che Pastore sia coinvolto nella produzione del disco non dovrebbe destare nessuna perplessità in chi vede in qualche modo i Minnie’s “vendersi” all’etichetta di un personaggio noto: i ragazzi ci tengono a sottolineare che Carlo ha alle spalle diversi anni di collaborazione con Rockit, ha scritto un romanzo di recente uscita, organizza e cura diversi dj set  e, soprattutto, non è il tipo di persona che ci tiene a farti notare che lui è quel Carlo Pastore e non solo il tizio di TRL. Potrebbe anche fare a meno di andare a cercarsi i Minnie’s, eppure li ha cercati, ci ha creduto e li ha prodotti con Sangue Disken.

 

Continua...




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