The Divine Comedy
“Bang Goes The Knighthood” è il nuovo album a firma The Divine Comedy, la creatura del nordirlandese Neil Hannon che da 20 anni regala eccezionali sbalzi umorali sotto forma di pop orchestrale d'antan, sulla scia di Scott Walker. In occasione delle quattro date in Italia organizzate da Comcerto (6 dicembre alla Casa 139 di Milano, 8 dicembre al Circolo degli Artisi di Roma, 9 dicembre all'Hiroshima Mon Amour di Torino e 10 dicembre al Locomotiv di Bologna) abbiamo contattato Mr. Hannon per ascoltare il suo punto di vista su composizione, etichette e la scena pop.
Dopo il side project dei The Duckworth Lewis Method (un album sul cricket NdSalford) sei tornato con un altro album “leggero”. Hai trovato finalmente la tua dimensione in un mondo più facile?
Con “leggero” suppongo tu intenda che non è “oscuro” e difficile, non che è superficiale e di poco spessore! Non voglio essere visto come un entertainer leggero ma è vero, questo è un album più felice. Probabilmente perché ora sono una persona più felice. Non penso abbia molto a che fare con l'album dei DLM (anche se è una cosa che mi ha reso davvero felice) e non ho idea se il mio prossimo disco sarà simile o completamente diverso. Odierei dover pensare che arriverò prima alla conclusione di che suono dovrebbe avere. Una persona deve continuare a cambiare di volta in volta.
The Divine Comedy hanno sempre avuto una particolare attenzione per gli arrangiamenti. Quanto cambiano effettivamente le canzoni dalla forma embrionale a quella finale. Sedi un tipo che cambia-cambia-cambia e non è mai soddisfatto?
Di solito tutti i cambiamenti avvengono mentre sto scrivendo e arrangiando a casa. Poi in realtà non accade molto durante l'effettivo processo di registrazione. In ogni caso per questo disco ho lasciato quasi tutto come era fino alla fase di studio. Questo è perché in gran parte ero solo io nello studio e anche quando sono venuti Simon (il bassista) e Tim (il batterista) abbiamo generalmente registrato tutti insieme al primo take. L'unica canzone che è passata attraverso molti cambiamenti è stata At The Indie Disco. Ci è voluto molto tempo prima di farla funzionare come dicevo io.
Non ti sembra strano di essere stato nominato per l'Ivor Novello con un album che era pensato per essere meno serio dei tuoi precedenti ( quello dei DLM, appunto). O forse è accaduto proprio per quello?
L'idea dietro il progetto DLM era abbastanza strana, stupido direi. Il disco in sé e per sé comunque è un lavoro di completo genio e sono più che felice di essere stato nominato per quello, più di ogni altra cosa io abbia mai fatto. In ogni caso i premi sono cose strane e imprevedibili e non sono nemmeno sicuro della loro utilità!
Le tue canzoni sono spesso dipinti di diversi personalità e tipologie di persone, cosa ispira la tua scrittura?
Praticamente qualsiasi cosa mi interessi giorno dopo giorno nella mia vita in realtà. Sembra che al mondo ci siano delle strane regole circa le cose da scrivere o non scrivere in una canzone. Io ho sempre cercato di ignorare queste regole, è essenziale non seguirne alcuna perché così i testi sono interessanti e liberi dal cliché.
In un'intervista sul sito del Times hai detto “sarà l'età che avanza ma non sento la pressione di dover accattivarmi la platea come facevo un tempo” è questa una delle ragione che ti ha portato a pubblicare per la tua propria etichetta? Il bisogno di essere più libero?
La ragione principale per avere una nostra etichetta è stata che ci eravamo separati dalla Parlophone,EMI. Ci era passato per la testa di firmare per un'altra etichetta ma abbiamo deciso di non farlo per una questione di libertà e economica e creativa. La cosa bella è che quando arrivi al mio livello il pubblico è già lì, puoi essere molto specifico per quanto riguarda il marketing e la distribuzione. Le grandi compagnie tendono a perdere un sacco di tempo inutile.
Nell'album c'è un pezzo intitolato Neapolitan Girl che. Hai preso ispirazione da vecchi film come “L'oro di Napoli”, opere teatrali o hai visitato la città?
Stranamente non ci sono mai stato! No, ho preso ispirazione per quella canzone solo da un libro di Norman Lewis che si chiama “Naples '44” ed è il diario del tempo da lui passato nella città alla fine della guerra quando era nell'Esercito Britannico. La giustapposizione di caos e morte e folle desiderio di vita è intossicante.
C'è del sarcasmo nel testo di At The Indie Disco? Non so, come, l'ormai sempre più stereotipato tipo indie o è semplicemente l'immagine di una tipica serata negli anni '90?
No, è interamente innocente. Un quadro non sarcastico di timidezza indie. Pura nostalgia!
Tu hai scritto le musiche per l'adattamento in musical di “Swallows and Amazons”. Cosa ti ha portato questa esperienza e se tu dovessi scrivere la trama di un musical ex novo come vorrebbe essere? Chi ci sarebbe dentro?
Beh, Swallows ha appena debuttato a Bristol, ci sono voluti cinque anni e non voglio davvero iniziare a pensare ad un altre idee per un musical al momento, se non ti dispiace! È stata una sfida fantastica che mi ha insegnato un sacco circa cosa sono o non sono capace di fare. Una postilla interessante alla sua composizione è che sono diventato un pianista decisamente migliore e questo mi ha aiutato enormemente con gli spettacoli da solista ora.
Cosa pensi della musica pop ai giorni nostri? Sembra vada in una direzione sempre più lontana dal tuo stile giorno dopo giorno.
Sì? Oddio, beh, ho davvero una considerazione abbastanza limitata sulla scena attuale di ogni genere. Mi piacciono Rufus Wainwright, Arcade Fire, Vilagers, Belle&Sebastian. Tutto ciò che abbia un po' di immaginazione.
Quali sono i piani per il tuo futuro?
Andare a casa entro una settimana e mezzo e dormire per un mese!
Hai messo una sezione Q&A sul tuo sito proprio per evitare interviste lunghe come questa?
Ha Ha! Sì, potevi pensarci prima!!!
Si ringrazia Laura @ Comcerto
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