Shed Seven
Antonio Paolo Zucchelli ha incontrato gli Shed Seven in Italia con il loro tour acustico per una intervista con un nome che ha fatto davvero sognare tanti ragazzi
Gli Shed Seven non hanno certo bisogno di presentazioni: una delle band che ha fatto la storia del brit-pop, insieme ad Oasis, Blur, Pulp e tanti altri. Dopo un break durato alcuni anni sono tornati insieme per una serie di concerti nel 2007 e stanno tuttora continuando a portare le loro vecchie canzoni in tour, visto il successo delle loro date. Sono passati oltre quindici anni dall’unica volta che erano passati nel nostro paese e in questo gradito ritorno troviamo il frontman Rick Witter accompagnato dal chitarrista Joe Johnson, altro membro fondatore del gruppo, per tre date in piccoli club in versione acustica. Noi di Troublezine.it ne abbiamo approfittato per intervistare il frontman, poco prima dell’ultimo show italiano, al Mattatoio Culture Club di Carpi (MO).
E’ la prima volta che passate dall’Italia?
No, ci eravamo stati nel 1995, tantissimo tempo fa. Avevamo un tour europeo e credo che avessimo suonato a Milano, Roma e Firenze. Sono felice di essere tornato, l’Italia è un paese che mi piace molto.
Cosa ne pensi di questo tour in locali molto piccoli, concerti molto intimi. Che sensazioni provi a suonare in questo tipo di venue? Siete abituati a suonare in posti molto più grandi.
Sì, di solito suoniamo in locali molto più grandi, ma quando siamo con la band al completo. Questa è una cosa diversa, per noi è molto eccitante. Se riesci a suonare le tue canzoni con il solo apporto di una chitarra, riesci a dimostrare che sono buone canzoni. E’ una cosa diversa anche per i nostri fan. Questa è l’ultima data delle tre italiane, le due precedenti sono state molto positive.
So che stasera ci sarà parecchia gente, forse sold-out, circa 150 o 200 persone.
Se verranno, berranno un drink e canteranno con noi sono sicuro che sarà un’ottima serata.
Cosa puoi raccontarci degli anni ’90, il periodo di maggior successo degli Shed Seven e del brit-pop, mentre oltreoceano c’era il grunge con gruppi quali Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden?
Quando il grunge è arrivato nel Regno Unito, i britannici erano invece alla ricerca di musica inglese. Noi abitavamo nel nord dell’Inghilterra, a York e suonavamo a York, credendo di essere l’unica band a suonare (quel genere di musica), in realtà c’erano tantissime altre band in giro per il paese e tutte sono diventate famose circa nello stesso periodo, è stato un gran bel periodo. E’ stato un momento molto celebrativo, c’era tantissima buona musica. Mi sento molto fortunato di essere stato parte di quel movimento, anche se, a dire la verità, non credo che noi facessimo parte del brit-pop. Sono stati alcuni giornalisti pigri che hanno creato questa etichetta, noi siamo inglesi e suonavamo pop-music, quindi eravamo brit-pop in un certo senso, ma non ci sentivamo parte di quella scena, noi eravamo rock e indie.
Invece c’erano tantissimi generi musicali differenti.
Esattamente. I giornalisti hanno cercato di mettere tutte le band sotto la stessa etichetta. Era molto più facile per loro. Credo che noi abbiamo scritto della buona musica pop inglese.
Avete iniziato a suonare insieme agli inizi degli anni ’90, sono passati quasi 20 anni e siete ancora qui, avete avuto una pausa di qualche anno, ma ora siete di nuovo insieme.
Durante il nostro break non abbiamo fatto nulla per alcuni anni, quando abbiamo deciso di tornare insieme per suonare ancora le vecchie canzoni non sapevamo come sarebbe andata. Dovevamo suonare solo quattro concerti in Inghilterra, solo per noi e per i nostri fan, solamente per il gusto di suonare. I biglietti sono stati venduti molto in fretta, abbiamo dovuto aggiungere altri concerti, è andato tutto molto bene. Siamo stati molto felici (di questa reazione): voleva dire che ciò che avevamo fatto durante gli anni ’90 significava ancora qualcosa per la gente. Negli anni ’90 siamo stati molto impegnati, eravamo sempre in giro e non abbiamo mai avuto tempo per fermarci e pensare. Tornare e sentire la gente contenta che la tua band sia di nuovo insieme è molto positivo, così abbiamo deciso di continuare a suonare e vendere biglietti per i nostri concerti, la gente vuole ascoltarci quindi perché no? Siamo qui apposta per suonare. La gente viene ai nostri concerti e si ricorda degli anni ’90 quando ci ascoltava e questo è molto bello per noi.
In quegli anni ascoltavo Oasis, Blur, Pulp, Marion, Mansun, voi ed ora poter parlare con te è qualcosa di veramente emozionante. (Rick ride) Ho letto che nel 2007, quando siete tornati insieme, avete suonato in alcuni locali importanti e poi ad alcuni festival. Cosa vi aspettavate da questi concerti?
Non sapevamo cosa aspettarci, non sapevamo cosa sarebbe potuto succedere. Ci è mancato tanto suonare insieme perché siamo tutti amici, la gente era contenta e cantava con noi ogni canzone parola per parola. Abbiamo deciso di andare avanti e suonare anche ai festival, è molto bello per noi, non c’è nessuna pressione, non c’è una casa discografica, decidiamo solo noi quello che vogliamo fare, decidiamo dove suonare, quando vogliamo suonare, è divertente. Negli anni ’90 era un lavoro vero e proprio, era diverso, la casa discografica ci diceva dove suonare, quando scrivere un disco, cosa fare e cosa non fare, ora è di nuovo una cosa divertente.
So che avete avuto alcuni problemi con la vostra casa discografica in passato.
E’ stato con la seconda etichetta. La prima era una major, hanno cercato di ricavare più soldi possibili da noi, volevano il ‘Greatest Hits’, volevano che scrivessimo le canzoni come dicevano loro, ma noi abbiamo sempre scritto come eravamo capaci di fare. La seconda era un’indie-label, avevano pochi soldi e volevano che scrivessimo un pezzo che potesse finire nella top 10 della classifica inglese. Abbiamo scritto parecchie canzoni che sono diventate delle hit, ma non siamo mai andati in sala di registrazione con l’esclusiva intenzione di scriverne una. Non potevamo andare avanti in quella maniera, così decidemmo di smettere.
Il vostro ‘famoso’ quinto album non è mai stato pubblicato.
Non ancora, forse un giorno.
Sei di York. Negli ultimi anni molte band dello Yorkshire sono diventate famose: Arctic Monkeys, The Cribs, Kaiser Chiefs, The Long Blondes. Pensi che band come i Pulp e voi abbiano influenzato questa nuova scena musicale?
Non sono sicuro, penso che fosse il giusto momento per loro. Ad esempio gli Arctic Monkeys hanno degli ottimi testi, scrivono riguardo al nord dell’Inghilterra così come facevano anche gli Smiths, gli Stone Roses e gli Oasis. E’ positivo vedere tante band dello Yorkshire diventare famose nello stesso momento.
Cosa ne pensi della rivoluzione digitale? Al giorno d’oggi i ragazzi comprano magari solo due o tre canzoni da I-Tunes e non l’album intero.
Credo che sia il futuro. Io ho 38 anni e mi ricordo di quando andavo nei negozi di dischi e li leggevo, li annusavo e volevo portarli a casa e suonarli.
Le cassette non esistono più, i cd se ne stanno andando, solo le vendite dei vinili sono cresciute un po’ negli ultimi anni.
Sì, ma è solo un mercato per gli amanti del genere. Ho dei bambini e penso che quando loro avranno 20 anni i cd non esisteranno più. Ho parecchi cd sui miei scaffali, mi piace guardarli ed ascoltarli e dormire vicino a loro.
Si cerca di comprare i cd originali, magari attraverso internet, su play.com o amazon.com, ma non si riesce a comprare tutto quello che ci piace, diventerebbe una spesa eccessiva.
Certo, capisco. Penso che in futuro le vendite dei cd diminuiranno ulteriormente.
Ieri sera a Bologna stavo parlando con gli Stornoway e mi dicevano che ormai le entrare principali per le band al giorno d’oggi provengono dai concerti.
Ovviamente, ora i maggiori profitti di tutte le band vengono dalla vendita dei biglietti dei concerti. Questo vale anche per noi. Per ogni passaggio in radio di una nostra canzone prendiamo dieci cent. (entrambi scoppiamo a ridere)
Rick puoi raccontare ai nostri lettori qualche episodio dei tempi del brit-pop?
Una volta alcuni amici stavano per avere una rissa con Liam Gallagher. Ero a Londra in un hotel, dovevo partecipare ad alcuni show televisivi ed ero in compagnia di questi amici di York, Liam era nello stesso hotel, è passato, ci siamo salutati. Dopo circa venti minuti è ritornato, era sotto l’effetto della droga e mi ha detto ‘York is shit’, ho pensato che fosse uno stupido, ma poi ho lasciato perdere, ma i miei amici si sono arrabbiati e gli hanno detto ‘Manchester is shit’ e si sono ritrovati faccia a faccia con lui. Se i miei amici avessero picchiato Liam, credo che le vendite degli album degli Shed Seven sarebbero colate a picco, allora li ho convinti ad evitare la rissa.
Cosa ci puoi raccontare del tuo side-project, The Dukes?
Al momento è tutto fermo perché non penso che sia corretto essere in due band allo stesso momento. Gli Shed Seven sono molto più famosi e molta più gente viene agli show degli Shed Seven rispetto a quelli dei Dukes. Quando ci fermeremo di nuovo, riprenderò a fare qualcosa con i Dukes.
So che vi piace molto suonare ai festival, avete suonato a molti festival nel corso della vostra carriera.
Sì, abbiamo suonato in tanti festival. In dicembre faremo un tour molto importante in Inghilterra, faremo venti date in giro per il paese, ma nel 2012 abbiamo intenzione di suonare in parecchi festival. Se ci chiameranno per un festival in Italia, verremo molto volentieri. L’importante è che ci chiamino. Parla con il tuo presidente e chiedigli di chiamarci…
(Si ringrazia Andrea Maccarone della Underground Eventi e gli amici del Mattatoio di Carpi per la preziosa collaborazione nel realizzare questa intervista).
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Live Report
- 09.12.2011 Shed Seven @ Manchester Academy, Manchester (UK)
- 01.09.2011 Pulp @ Brixton Academy, Londra (UK)
- 27.05.2011 Primavera Sound Day 2 @ Parc del Forum, Barcellona (Spagna)
- 02.04.2011 Shed Seven @ Mattatoio, Carpi (Mo)
- 16.08.2008 V Festival - Day 1@ Hylands Park, Chelmsford UK







