Ash
Dopo un po' di tempo ed enormi difficoltà e dopo un'estenuante lotta con i temibili rumori di fondo e la tecnologia, ecco le quattro chiacchiere scambiate dal sottoscritto e Mr.Barto con Mark Hamilton, storico bassista dei nordirlandesi Ash, eccezionali headliner del nostro Troublefestival 2011 con la loro raccolta di singoli "A-Z".
(S) Ciao Mark, allora parliamo di questo album. Che poi più che un album è una compilation di singoli e, per quanto sicuramente vi venga chiesto ad ogni intervista, come siete arrivati alla decisione di pubblicare solo singoli? Proprio ultimamente leggevo sul sito del NME che anche Tommy Lee dei Motley Crue pensa che ormai gli album non abbiano più ragione di esistere.
Mah, per quanto ci riguarda il fatto è che eravamo arrivati al punto in cui l'intero concetto dell'album non era più stimolante. La gente non ascolta più gli album, la gente scarica i brani da internet, alla gente interessano le singole canzoni, non è più come una volta. Allo stesso tempo avevamo bisogno di una grande sfida e abbiamo pensato di tornare a come si faceva una volta, concentrandoci sui singoli. Pensavamo ai Wedding Present che nel 1992 fecero uscire un singolo al mese e ci siamo detti: " Perché non pubblicarne uno a settimana?" ma poi abbiamo ritenuto che 52 singoli sarebbero stati esagerati e allora abbiamo deciso di pubblicarne uno ogni due settimane.In un anno sarebbero stati 26 pezzi, e abbiamo notato che le lettere dell'alfabeto sono 26 e quindi abbiamo associato una lettera ad ogni canzone. Però non volevamo fosse solo una questione di numero, ci tenevamo che i pezzi fossero belli e allora una volta chiusi in studio abbiamo selezionato soltanto le cose migliori tra le tante registrate. Altre le abbiamo rese disponibili in free download, o per il mercato giapponese e penso che prima o poi tutto verrà pubblicato.
(S) Come vi siete regolati per la creazione dei pezzi? Avete fatto delle singole sessioni per ogni uscita o vi siete semplicemente messi lì a registrare?
Abbiamo iniziato a registrare e mentre i singoli venivano pubblicati noi continuavamo a registrare, non avevamo una sorta di scadenza e di conseguenza nessuna pressione, riuscendo così anche a preservare la spontaneità della cosa.
(S) Del resto dopo tanti album il rischio è proprio quello che si venga a perdere quell'urgenza iniziale, no?
Credo che sia semplicemente una questione di approccio. Quando inizi a lavorare ad un album parti pensando ad un prodotto finale, ad un insieme di cose. Questa volta ci siamo potuti concentrare esclusivamente sulle singole canzoni, successivamente non dovevamo fermarci e pensare a come avrebbe figurato con le altre. Potevamo avere anche dieci canzoni ma ogni volta è stato come cominciare da zero, una canzone dopo l'altra ed è il motivo per il quale sembrano tanto diverse tra di loro.
(S) Perché secondo te la gente ha ormai quasi totalmente abbandonato il formato dell'album? Per mancanza di tempo o è solo a causa degli Mp3?
Per gli Mp3, puoi personalizzare ormai qualsiasi cosa. Puoi ascoltare esattamente quello che preferisci e nel modo che preferisci, invece su un album spesso ci sono solo tre o quattro canzoni buone. Suppongo che quello che volevamo fare fosse proprio evitare gli album filler, che ci fossero tracce senza spirito, è stata una scelta fatta in maniera totalmente consapevole. L'idea era quella di avere solo brani che fossero qualitativamente dei singoli, per quanto questo sia opinabile, ma che lo fossero per noi.
(B) Ascoltando i vostri singoli mi sono fatto l'idea che avete accettato questa vostra sfida anche per espandere il vostro suono e andare oltre il classico triangolo rock. Sei d'accordo? Siete soddisfatti del risultato?
Beh, sai dopo tanti anni e tanti album la gente ha bene in testa un'idea di che tipo di band siano gli Ash, di che suono abbiano. Il primo singolo che abbiamo pubblicato, Return of The White Rabbit, in effetti è un pezzo molto groove e ballabile e probalbimente la gente avrà pensato, "Che diavolo è ? Non sono gli Ash questi, è qualche roba electropop". Abbiamo semplicemente provato a tenere le cose ogni settimana. E' stato divertente ed ha mantenuto le cose stimolanti nello studio, tra i 26 singoli puoi trovare il pop rock in ogni sua forma ed è stato divertente scrivere quei pezzi.
(B) La gente ha idea del processo creativo degli Ash come un'idea quasi esclusivamente di Tim (Wheeler, cantante, chitarrista e leader della band Ndr), è effettivamente così o durante gli anni c'è stato contributo tuo e di Rick?
Sì, abbiamo fatto qualcosa ma nel 90% dei casi è opera di Tim. Per quanto riguarda i testi sono praticamente sempre scritti da Tim, in alcune canzoni ho partecipato più attivamente alla composizione della musica, ma negli ultimi due anni in particolare è diventato sempre più difficile, sono diventato padre e non ho davvero poi tanto tempo per dedicarmici.
(B) Andando indietro negli anni, quando voi siete arrivate sulle scene con i primi EP e "1977" la musica dominante in Gran Bretagna era il pop, non avete pensato potesse essere rischioso fare qualcosa di così diverso? Voglio dire quando avete pubblicato "1977", ad esempio, il suono che andava per la maggiore era totalmente diverso.
Beh sì, in realtà non ci siamo mai considerati davvero parte della scena Britpop. Alcuni hanno tentato di affibiarci quell'etichetta, atri prendevano atto del fatto che fossimo più rock. Ovviamente ci è capitato di suonare diverse volte con molte band della scena, ma flirtavamo con il Britpop, più che esserne davvero membri. Di noi parlavano su Kerrang.
(B) Non avevate paura che troppa poca gente si sarebbe interessata alla vostra musica, visto che era così diversa da ciò che andava per la maggiore in quel momento?
Non abbiamo mai nemmeno pensato ad una cosa del genere.
(S) Parlando dei vostri dischi vecchi, ce n’è uno che a me piace moltissimo ma che, a quanto pare, è considerato il peggior album degli Ash, ed è "Nu Clear Sounds".
A noi piace tantissimo, però è vero che la gente non lo nomina mai tra i nostri migliori lavori ed infatti dal punto di vista commerciale è stato un insuccesso, però, ripeto, noi lo amiamo, forse non è piaciuto perché non ha le canzoni pop, ma secondo me Projects è una delle nostre migliori canzoni di sempre.
(S) Possiamo in un certo considerare questo album come un punto di svolta nella carriera degli Ash?
Io credo che in un certo senso sia stato l'album che ci ha dato credibilità, è stato il disco con il quale abbiamo dimostrato di non essere una pop band, di non essere una band commerciale ma che c'era dell'altro e secondo me questa è una cosa importante.
(S) In quel periodo avete ritenuto che sareste stati un gruppo migliore con una seconda chitarra ed è arrivata Charlotte. Ora avete girato per un po’ con Russell dei Bloc Party ma per queste date italiane siete tornati in trio. Cosa cambia, effettivamente, tra la formazione a quattro e quella a tre?
Mah, funziona in entrambi i casi. Tra l'altro ora siamo anche senza Rick (McMurray, il batterista, Ndr) che è diventato per la prima volta padre pochi giorni fa, a sostituirlo c'è Alan il batterista di una band di Belfast chiamata Lafaro, è fantastico. Ci siamo divertiti molto in questo tour ma Russell tornerà comunque con noi da quando riprenderemo a suonare, ora abbiamo due settimane libere e poi ricominciamo. Riguardo al cambiamento, c’è ovviamente qualcosa di diverso nelle parti di chitarra ma riusciamo a fare tranquillamente tute e due le cose.
(B) Non venivate in Italia dal 2005 e tra l’altro in quell’occasione facevate da spalla agli U2, il vostro ultimo concerto da headliner qui è stato nel 2004. Di solito i gruppi non sanno dare una risposta a domande del genere perché di queste cose se ne occupa il management, però te lo chiedo lo stesso, magari lo sai: perché non siete più venuti per tuto questo tempo?
Credo che la colpa sia del fatto che il nostro ultimo album vero e proprio, “Twilight of the innocents”, non abbia avuto un grande supporto dalla nostra etichetta di allora.
(B) E come sono stati i giorni scorsi in Italia? Come sono andati i concerti?
Quello di Roma è stato fantastico, Un bellissimo palco in un bel giardino e c’era un sacco di gente a vederci e dopo siamo rimasti lì a fare nottata fino alle sei di mattina con i fan ed eravamo tutti davvero molto ubriachi.
(B) Per quanto riguarda l’attualità dal punto di vista discografico, avete affrontato questa sfida di pubblicare 26 diversi singoli nel giro di un anno. Pensi che anche in futuro vorrete andare avanti a registrare canzoni e diffonderle singolarmente?
Non lo so cosa avverrà da questo punto di vista. Andremo senz’altro avanti a registrare canzoni, poi quello che sappiamo è che non vogliamo rifare la stessa cosa che abbiamo fatto con i 26 singoli, perché è stato davvero un grande lavoro per il quale abbiamo impiegato due anni, però vogliamo fare comunque qualcosa di diverso rispetto alla pubblicazione tradizionale di un album, ancora però non sappiamo cosa sarà.
(B) Quest’anno un sacco di gruppi stanno facendo tour in cui suonano per intero un loro album importante e so che voi siete tra i primi che l’avete fatto, suonando tutto “1977" a Londra qualche anno fa. Com’è vivere quest’esperienza per un musicista e cosa ne pensi della diffusione di questo modo di ripresentare i propri successi?
Ricordo che noi avevamo pensato di farlo perché in quel periodo non avevamo ancora iniziato la pubblicazione dei 26 singoli. Adesso vedo che in effetti lo stanno facendo in molti e credo sia semplicemente una celebrazione nostalgica.
(S) Ma in Italia ci tornerete?
Sicuramente, cercheremo di tornare al più presto perché qui la gente ci ama tanto.
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- Mostra Fotografica @ Troublefestival 2011, Stadio del Rugby, Monza







