Morning Parade
Saliti sul palco dell’ I Day settimana scorsa, i Morning Parade sono uno dei nuovi gruppi britannici più interessanti in circolazione. A differenza di tantissimi altri hanno privilegiato un approccio che unisce il brit-rock all’elettronica, in un mix che ha conquistato singolo dopo singolo fino a fare del loro disco di debutto che è in uscita ad inizio 2012 uno dei dischi più attesi. Dopo la firma con la Parlophone poi si è iniziato subito a parlare in grande di loro, ma noi li abbiamo ancora raggiunti quando si può parlare con loro e si può soprattutto citare un amore comune per i Cooper Temple Clause...
Allora com’è stato suonare a Bologna all’I Day? Vi siete divertiti? Quale è stata l’esibizione che avete più apprezzato?
L’I day è stato fantastico, era la nostra prima volta in Italia! La gente era vitale... c’era davvero una sensazione ottima! Probabilmente è stato il concerto più caldo della mia vita, la maglietta in pratica era una specie di asciugamano... Non abbiamo visto tute le band che han suonato prima di noi, ma è stato sempre fantastico vedere i White Lies, i Kasabian ed ovviamente gli Arctic Monkeys. Ero a bordo palco ed era pazzesco sentire suonare così da vicino, sono davvero incredibili!
Parliamo dei concerti: quale è il vostro approccio al live, sia in caso di festival che di concerti singoli?
Credo che sia ovviamente una questione di creare un set dinamico e che abbia un filo logico quasi come fosse un viaggio, ma soprattutto nei festival l’idea è di coinvolgere completamente la folla e farla divertire! Dipende poi dal tempo a disposizione, ma anche se è poco cerchiamo sempre di fare qualcosa di molto energico e senza soste, naturalmente se abbiamo più tempo inseriamo anche dei momenti di pausa in modo da tenere tutti attenti e coinvolti.
Quali sono le vostre origini e vi sono servite come ispirazione per i vostri brani?
Se vuoi sapere qualcosa di interessante o sconvolgente del nostro background ti devo dare una delusione perchè non ci troverai niente di particolarmente interessante per tutti noi, a parte che abbiamo tutti lavorato per parecchio tempo dalle 9 alle 5 del pomeriggio.
Se invece vuoi saperlo da un punto da una prospettiva diversa, anche se veniamo da posti normalissimi ci sono successe tantissime cose che ci hanno ispirato e che ci hanno portato a crescere, imparare e quindi creare. Situazioni buone o cattive, ma il cui risultato è stato farci imparare parecchie cose che ci sono servite anche per le canzoni e per come ci approcciamo alla vita quotidiana.
Su internet ci sono parecchi riferimenti che vengono usati per descrivere il vostro sound: io vorrei usarne uno diverso dal solito forse, ma che amo moltisismo, i Cooper Temple Clause. Penso che ci sia qualcosa di loro nel vostro mix tra brit-rock ed un approccio elettronico. Vi sentite vicini in qualche modo al loro modo di fare musica? Altre band che avete preso come riferimento?
E’ curioso che citi i Cooper Temple Clause, Steve e Phil li amavano parecchio quando li ho incontrati per la prima volta. Il loro primo album è fantastico, penso che abbiamo anche suonato qualche volta nel nostro locale e Phil e Steve li hanno visti suonare una marea di volte fino a quasi diventare pazzi! Abbiamo anche registrato qualcosa con Dan Austin che li ha prodotti ed è un nostro amico! Credo che quindi ci siamo intrecciati con loro con la loro storia quasi involontariamente e ci sia stato qualcosa a livello di subconscio... ma non è nulla di intenzionale, anche se sono stati sicuramente una delle prime band che abbiamo voluto ascoltare e che ci ha fatto fare qualcosa di diverso dagli altri.
In pochi mesi uscirà il vostro debut album. Siete preoccupati? Eccitati? Cosa vi aspettate?
Penso che sia normale che ci sia un po’ di tensione come per tutte le uscite e certamente parlando del disco di debutto abbiamo delle aspettative sotto diversi punti di vista, ma è fantastico sapere di aver finito il disco e mettersi ad ascoltarlo come disco e non come un insieme di canzoni. Penso che nessuno di noi potesse immaginare il risultato e c’è davvero una buona sensazione tra di noi e tutte le persone coinvolte, quindi anche se c’è della tensione e della pressione c’è anche una buona sensazione e credo che sia un buon mix.
Quando avete iniziato a lavorare al disco?
Nel 1986 (anno di nascita di diversi componenti, ndr)
Com’è andata con la scrittura e la registrazione del disco?
Ci sono stati parecchi passaggi per mettere e togliere canzoni nel disco, tantissimi demo che avevamo scritto in studio e dai quali volevamo tirare fuori le idee. Andy, il nostro tecnico magico, ci mandava delle e-mail con le sessioni dalle quali tiravamo fuori le parti che ci piacevano di più.
In generale Steve scrive la maggior parte dei testi e delle melodie e la sua idea era quello di sviluppare il più possibile sia i ritornelli che le strofe e da qui partivamo con i lavori sui brani. A volte lo ispirava un accordo col piano, altre qualcuno che fischiettava una melodia mentre mangiava un panino! Insomma è stato un lavoro molto vario e quindi divertente, non c’è in pratica un modo standard per scrivere un disco.
E’ stato comunque un processo facile o no?
Direi che è partito in modo molto semplice! Poi più ti addentri nelle cose, più inizi a pensare e ripensare e quindi certe cose o certe canzoni ti portano a rivedere il lavoro fatto. La parte più difficile è scrivere tante canzoni e poi dover scegliere le “migliori” o le più “giuste” per il disco. Avevamo scritto una decina di canzoni per il disco ed avevamo praticamente finito pensando ad una uscita quindi tranquilla, poi ci siamo messi a scrivere altri pezzi quasi per divertimento e vedevamo che suonavano davvero bene e quindi abbiamo pensato che era il caso di inserirli nel disco, ma questo ha fatto cambiare il disco completamente. Penso che però senza questi stravolgimenti non saremmo mai andati in profondità del disco: se parti con una idea già prestabilita di come vuoi che suoni il disco, probabilmente finirai con avere in mano un disco molto molto piatto.
Qual’è la tua canzone preferita del disco e perchè?
La mia penso sia Running Down The Aisle, una delle ultime che abbiamo scritto e che è uscita non si sa nemmeno come. Mi ricordo che sono usito un ttimo dallo studio mentre c’era Steve che era al piano che provava qualche accordo e quando sono rientrato lui aveva già in mente una strofa che suonava già quasi perfetta! Mi ricordo di aver detto: “questa è davvero buona!” e Steve mi ha risposto “Sì e come possiamo chiamarla?” e per qualche motivo mi è venuto in mente Running Down The Aisle (praticamente un “correre giù per il corridoio”, ndr).
Non so se Steve era entrato in qualche modo nel mio subconscio o era la sensazione della caffeina dalla mia Red Bull, ma ogni volta che la sento mi dà la sensazione di qualcosa che nasce dal nulla, improvvisata e nata proprio in quei giorni in cui in studio c’era una fermento incredibile. Anche al momento del mixaggio, non ricordo un altro pezzo dove nessuno della band ha avuto qualcosa da dire o da rivedere dopo la prima prova.
Quali sono i vostri progetti per i prossimi mesi? Ad Ottobre suonerete ancora in Italia con i Kooks, cosa volete dire alla gente che ci sarà al concerto?
Concerti, concerti ed ancora concerti. Prima abbiamo il nostro tour da headliner nel Regno Unito e dopo saremo in giro sempre nel nostro paese coi Wombats. Insomma cercheremo di chiamare fuori un po’ di gente! Sì sì coi Kooks a Milano sarà divertentissimo... Chi sarà sotto il palco dovrà aspettarsi molta molta energia, sudore e magari oggetti lanciati a caso giù dal palco!
See you down the front!
INFO:
Si ringrazia Nadia Marzari - EMI Music per l'organizzazione dell'intervista
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