letlive.


A cura di George, Martedi, 27 settembre 2011


Poche ore prima del loro show di supporto agli Enter Shikari a Milano, abbiamo incontrato i letlive. una delle realtà post-hardcore più apprezzate in circolazione che dopo la firma con Epitaph e la reissue di “Fake History” han pian piano conquistato sempre più fan in giro per il mondo, Italia compresa, attratti dal loro misto tra rock veloce e tecnico.

Allora partiamo da “Fake History” con una domanda se volete scontata, ma anche obbligata, perchè la scelta di ripubblicare “Fake History” dopo la firma con la Epitaph invece di partire con qualcosa di completamente nuovo?

Ma guarda la cosa è nata perchè volevamo che questo disco “Fake History” avesse davvero tutto il supporto e la spinta possibile, perchè è un disco che ci è piaciuto molto, su cui ci siamo impegnati parecchio e dato il risultato crediamo che avesse un senso spingerlo nuovamente con dentro qualche materiale inedito.

Direi che l’obiettivo è stato raggiunto anche perchè, parlo personalmente, prima non ne ero venuto a conoscenza con la vostra vecchia etichetta ed invece, grazie ovviamente al legame con la Epitaph, è davvero arrivato parecchio in giro.

Sì, era esattamente quello che volevamo.

Com’è nato il contatto con la Epitaph?

La nostra precedente etichetta, la Tragic Hero, stava iniziando a guardarsi intorno per spingere e promuovere anche altre band, idee diverse, nulla di drammatico o di strano e quindi anche noi ci siamo mossi perchè volevamo dare una spinta al nostro nome ed alla nostra band. Volevamo avere una libertà assoluta e ce l’hanno concessa anche per guardarci intorno e così siamo entrati in contatto con la Epitaph, che è californiana come noi e quindi è stato naturale contattare anche lei. Ad un concerto sono venuti da noi ed abbiamo iniziato a parlarne e così è nato tutto. Da quel punto ci siamo trovati benissimo, cioè è davvero come lavorare in una famiglia ed è una sensazione straordinaria.

Quando a fine concerto sono venuti a trovarvi delle persone della Epitaph, non so se Brett direttamente o altri, quale era la sensazione?

E’ stato incredibile, poi è arrivato anche Brett che ci ha prodotto un brano e da lì è stato tutto semplice.

Avete già iniziato anche a scrivere qualche canzone nuova oppure siete ancora concentrati sulla promozione di questo disco?

Siamo in una fase in cui stiamo buttando giù delle idee, qualche progetto, qualche bozza di canzone e direi che l’anno prossimo probabilmente cercheremo di fermarci per registrare.

Quindi potrebbe essere l’anno prossimo, nella seconda metà il momento buono per l’uscita di un nuovo album?

Sì, speriamo di sì e siamo abbastanza concentrati per riuscirci.

Come mai “Fake History” ha avuto così successo e soprattutto come mai adesso, cosa che invece i primi due dischi non avevano ricevuto? E’ solo una questione di etichetta o c’è anche un cambio nel vostor modo di intendere la musica?

No no, sono cambiate un sacco di cose, innanzitutto diversi componenti della band che sono entrati tra il secondo ed il terzo disco.

OK, scusate, ammetto l’impreparazione!

No no, figurati , tranquillo... credo che comunque grazie al cambio di componenti abbiamo deciso davvero di ripartire e di farlo in maniera diversa. Al tempo dei primi due album eravamo molto più giovani, irrequieti e l’idea era quella di divertirsi senza pensare troppo alla musica mentre ora ci piace anche studiare e migliorare quello che facciamo. Cerchiamo di fare una musica migliore, mentre all’inizio era soprattutto l’idea di andare in giro e fare casino a guidarci.

Si potrebbe definire quindi come una sorta di debut album “Fake History”?

Direi assolutamente di sì, pur con tutta l’esperienza di aver già suonato per anni, l’approccio e il suo risultato come band è quello di un debutto.

Quale è secondo voi il tipico fan dei letlive? Il vostro sound per certi versi si avvicina anche a quello degli Enter Shikari, poco conformabile al genere hardcore, al mathcore... chi pensate sia il target indicativo del vostro sound?

Quelli che davvero credono nella nostra musica. Sembrerà banale, ma è così. Non ci riteniamo una band che è cool o figa per una attitudine o per qualcosa di particolare, ci sentiamo una band per quello che suoniamo e quindi quello che si sentono coinvolti, così come lo siamo noi, dalla nostra musica sono i nostri fan. E’ una questione di sentirsi presi e trasportati dalla nostra musica.

Ed invece voi di quali band vi ritenete fan? Non necessariamente musicalmente, ma in generale

Per me i Bush.

Hai sentito il disco nuovo?

No, non ancora... ho sentito solo il singolo che non è che mi faccia impazzire.

Li amo anche io e devo dire che il singono non mi spiace anche se è forse un po’ troppo scontato, ma quelli vecchi wow...

Esattamente... cioè mi piaceva quel loro stile che ti prendeva e ti rapiva completamente. Quel sound che ti strapazzava completamente. Ascoltiamo però musica rock tradizionale come i Rolling Stones o Pink Floyd o ancora i Radiohead.

Stanno diventato un po’ troppo intellettuali però?

Oh sì sì, hai ragione. Poi ci sono anche diversi giovani che vanno a momenti. Dagli Arcade Fire fino ad esempio in questi giorni ai Modest Mouse che continuano a passare nel nostro iPod.

Vi piace anche il nuovo progetto di Mick Jagger?

mmmh... diciamo che sta invecchiando anche lui, ma da giovane spaccava... wow...

Ahah chiarissimo! Parlavamo dei pezzi nuovi che state scrivendo, anche se sono ancora all’inizio, come suonano? Diversi rispetto al passato, c’è qualche nuova strada che state perseguendo?

Non so, diciamo che non è che ci sia uno stile o qualcosa di diverso su cui stiamo lavorando. Le canzoni nascono spontaneamente in un percorso musicale che stiamo facendo anno dopo anno. Ci saranno delle novità chiaramente, ma in fondo il nostro stile resta quello.

Non state diventando intellettuali insomma voi?

Ah ah, no no tranquillo. No davvero penso che i nostri fan, intesi come quelli che dicevamo prima debbano stare tranquilli da questo punto di vista. Ci sentiamo una band in tutti i sensi, che sa da dove viene, ne è cosciente e quindi sa anche dove vuole andare, senza per questo mai tradire il nostro modo di fare.

Spesso andando all’estero è facile trovare un pubblico che fa fatica a capire i testi, quindi in un genere che deve trasmettere sentimenti forti come il vostro quanto sono importanti i testi e quanto la musica?

Non riesco a dividere le due cose, cioè ci vengono molto naturali. Tutti noi suoniamo strumenti e tutti noi contribuiamo a scrivere le canzoni, quindi viene normale che le due cose vengano unite senza che ci sia la voglia di dire qualcosa e poi ci proviamo a buttare dentro della musica. Direi che vengono fuori insieme ed è u punto cruciale ed è bello così.

E’ anche particolare, non sono così tante le band dove ogni componente contribuisce sia ai testi che alla musica. Avete trovato subito e facilmente il modo di completarvi l’un l’altro?

Sì sì, siamo sempre riusciti a trovarci facilmente ed è stato il segreto un po’ del disco!

Chiudiamo con il concerto, cosa deve attendersi un ragazzo che non vi ha mai sentiti ad un vostro concerto?

Divertimento. Tanto divertimento. No davvero, una delle cose più soddisfacenti e belle, è vedere gente che non ti ha mai visto che si fa coinvolgere dal nostro sound, che si lascia prendere dal nostro modo di fare anche se non ci ha mai sentiti nemmeno nominare. E’ forse la cosa più bella che finora ci è capitata di notare dal vivo.

 

INFO:

http://www.thisisletlive.com/


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