Kaiser Chiefs

A cura di , 17 ottobre 2011

Premessa: qui a Troublezine nessuno prende un euro per la passione di scrivere di musica e della musica che ci piace, ci sono però delle ricompense che vanno al di là di avere un rimborso grande o piccolo per il tempo che si dedica. L’occasione avuta oggi dal sottoscritto di parlare con Ricky Wilson, frontman dei Kaiser Chiefs, è una di quelle cose che ripagano di tutti gli sforzi ed il tempo dedicato a Troublezine, perchè i Kaiser Chiefs, sono tra gli alfieri del brit-pop moderno, uno di quei generi che scatena amore o disinteresse e nel caso del sottoscritto parliamo di Amore vero.

Ciao Ricky! Come stai?

Non benissimo...

Come mai?

Sono un po’ giù di tono.

Malato?

Credo di sì, comunque qualche giorno e sono a posto.

Preso freddo nelle recenti date in Nord Europa?

Sì, posti decisamente freddi, però è stato divertente. Non eravamo mai andati da quelle parti e quindi è sempre bello andare in posti mai visti prima. E’ uno dei motivi per il quale mi piace fare parte di una band, poter continuare a scoprire posti nuovi o suonare in nuove location.

Beh, ti sono piaciuti i Paesi del Nord?

Sono paesi completamente diversi. Mi sono piaciuti molto, fa un po’ troppo freddo forse, ma abbiamo fatto scaldare la gente ai concerti che sono andati bene.

La gente ha apprezzato i pezzi nuovi?

Direi di sì, sono andati bene e sono piaciuti.

Quanto ti è mancato suonare dal vivo durante questo anno e mezzo circa che vi ha separati dall’ultimo concerto del 2009 fino a metà di quest’anno?

Molto, perchè comunque questo è il nostro lavoro ed il lavoro di una persona è una cosa che deve appassionare ed a noi piace fare il nostro lavoro. Chiaro che non è il lavoro che fanno altre persone normali, ma per noi è anche un lavoro fare quello che facciamo e stare fermi ci è servito fino a che non è subentrata la noia, quando allora era necessario riprendere a scrivere e fare musica.

Partiamo dal disco, quale è stata la spinta per la distribuzione sorprendente di “The Future Is Medioeval” e soprattutto ti aspettavi una reazione così entusiasta dei fan che in tutta Europa sono impazziti per creare il loro disco?

Non so dirti se me l’aspettavo ma mi ha fatto piacere. Il nostro compito come artisti è trovare nuovi modi per proporre la musica alla gente ed ai nostri fan, soprattutto in una epoca dove comunque la gente si scarica il disco per conto proprio. Volevamo fare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo e ci è sembrata una bella idea. Inoltre avevamo parecchie canzoni, quindi anche riassumerle in un disco solo aveva poco senso, ma comunque alla base c’era la voglia di fare qualcosa di nuovo, di diverso e sapevamo che la gente avrebbe apprezzato la voglia di stupire con qualcosa di nuovo. Il concetto dell’album in quanto tale oramai ha perso un po’ di senso e comunque non ne aveva per i brani che avevamo scritto.

Avete scritti i brani già pensando che non sarebbero stati parte di un album “tradizionale”?

Non avevamo deciso la modalità, ma sapevamo che non volevamo fare un album uguale agli altri. Poi durante la fase di scrittura può uscire qualsiasi cosa, poteva anche uscire un disco unico, ma fin dall’inizio avevamo capito che avremmo avuto parecchi brani diversi, una sorta di collezione di pezzi.

Si è parlato e scritto di un disco più oscuro, forse per via di Little Shocks che è un singolo abbastanza diverso da tutto quello che avevate fatto fino a quel momento, sei d’accordo?

Sì sì, ho letto. Non saprei dire se è più oscuro, cioè dal punto di vista dei testi forse è vero che è un disco più oscuro rispetto ai precedenti. Le vicende personali anche di Nick hanno influenzato, ma musicalmente è semplicemente molto diverso dal passato, non credo che sia un disco oscuro in senso assoluto. Nick sa ancora scrivere delle perfette canzoni pop o canzoni allegre, semplicemente questo era il momento per sperimentare e proporre qualcosa di diverso anche dal punto di vista del sound.

Dal punto di vista dei live, come sceglierete le canzoni nuove da suonare, punterete su quelle uscite nella versione “fisica” del disco o c’è una logica particolare?

No no, l’uscita “fisica” del disco è stata una necessità più che altro discografica, ma non ha a che fare con quello che poi suoneremo ai concerti, che varia da serata a serata a seconda della voglia e del momento. E’ il nostro compito suonare dal vivo e quindi dobbiamo anche noi saper scegliere quale possono essere i brani più adatti da suonare anche tra quelli nuovi, anche perchè alla fine di singoli veri e propri il disco ne ha pochi. Little Shocks è quanto di più diverso dai singoli che avevamo fatto finora, ce ne sono altri di pezzi probabilmente più immediati da suonare anche dal vivo.

Te lo chiedo perchè una delle mie canzoni preferite del disco nuovo, I Dare You, non è presente nella scaletta del disco appunto...

Ah bene. Sì, I Dare You, è un brano particolare ed onestamente non so se lo suoneremo a Milano o in giro. Non penso, ma ad ogni modo la scaletta ed i brani possono cambiare da una sera all’altra e quindi diciamo che le possibilità sono tante.

Ed invece pescando dal passato? Ora avete un tesoretto da cui pescare, come scegliere i brani?

Non sono un fan di quelle band che si credono migliori dei loro fan e quindi so che la gente spende dei soldi e del tempo per venire a vederci e per sentire certi pezzi, le hit vecchie quindi quelle non mancheranno mai dalle nostre scalette. Come inserirle e cosa altro come dicevamo prima cambia sul momento, ma i pezzi classici, quelli che tutti si aspettano ci sono e ci saranno sempre.

I Kaiser Chiefs sono diventati famosi ed importanti anche grazie al successo dei live, merito in parte anche tuo e della tua capacità di coinvolgere il pubblico: cosa fa diventare bello un concerto secondo te?

La reazione del pubblico sicuramente ed in questo senso siamo sempre stati fortunati di avere dei brani che fanno presa sul pubblico che quindi si lascia coinvolgere e poi credo la consapevolezza di quello che si fa. Sapere che siamo lì per coinvolgere la gente, i nostri fan ed il pubblico è gente che viene ai nostri concerti per divertirsi e questo è quello che dobbiamo fare noi come gruppo. Il mio ruolo è pari a quello degli altri, si guarda ma, ma tutti i Kaiser Chiefs si lasciano prendere completamente dai concerti e amano suonare e da questo nasce sempre un bel concerto.

Avete mai pensato di fare un disco live, ad eccezione dei live inclusi nelle deluxe edition degli album?

Avremo un fine 2011 e 2012 molto ricco, quindi al momento non stiamo pensando ad altre uscite, però abbiamo registrato i due concerti che si sono tenuti a Leeds ad inizio Settembre e vediamo se fare uscire qualcosa legato a loro o anche qualcosa legato al tour europeo che parte adesso. Dipende dal successo soprattutto.

Ho visto infatti una serie di impegni davvero lunga per i prossimi mesi: europa adesso, poi Regno Unito, quindi Stati Uniti poi immagino ancora festival estivi...

Sì soprattutto il tour inglese che ci sarà attorno dopo Natale sarà importante anche perchè sarà il tour inglese più lungo finora fatto andando a suonare anche in città dove non siamo mai stati: mi pare che ci siano una ventina di date quindi sarà davvero impegnativo, ma ho voglia sì.

Tra l’altro qui a Milano tornare a suonare in una location dove avete suonato qualche anno fa con un successo clamoroso, me lo ricordo ancora come un concerto fantastico!

Sì sì, me lo ricordo e credo che anche il prossimo concerto sarà molto bello. Era pienissima la location ed insomma ci fa sempre piacere suonare in location piccole che vanno magari sold out, per certi versi ci piace di più sentirci così vicini alla gente. Sappiamo che in Italia non siamo la band più importante in assoluto, ma sappiamo anche di avere parecchi fan che han voglia di vederci e quindi cercheremo di non deluderli con uno show davvero divertente.

Chiudiamo con uno sguardo sulla musica inglese: nel 2005/2006 anche grazie al successo di “Employment” c’è stato il ritorno prepotente della musica inglese pop e rock in classifica, in seguito alla quale sono nate parecchie band, adesso come vedi quella scena?

Direi bene, cioè a metà anni 2000 band come gli Arctic Monkeys o i Franz Ferdinand hanno conquistato tutta Europa con le loro chitarre ed hanno aiutato parecchie band, anche noi, ad avere un riscontro importante, poi alcune sono cresciute e si sono confermate altre pur restano buone band sono un po’ passate. In realtà è una questione di ondate, le band buone che c’erano allora ci sono ancora e torneranno ad esserci, i giovani che suonano brit-rock tradizionale con parecchie chitarre non devono spaventarsi se ora la gente segue altro, perchè quel tipo di musica ciclicamente torna al successo e come è successo a noi di cogliere il momento giusto, può davvero succedere a tutti.

Ricky è stato un piacere incredibile parlare con te e non vedo l’ora che arrivi il 13 Novembre per il prossimo appuntamento.

Grazie mille a te! Ciao!

 

Si ringrazia Ja.La. Media Activities e Universal Music per la realizzazione dell'intervista.