Punch

A cura di , 14 novembre 2011

Dopo l'esibizione al Fluff Fest di quest'anno, mi sono completamente innamorato dei Punch! Ho cercato in tutti i modi di strappare un'intervista ai ragazzi durante la tre giorni in Repubblica Ceca, ma vuoi la moltitudine di gruppi da vedere e vuoi la stanchezza, non sono stato capace di trovcare il tempo per fare due chiacchiere dal vivo con loro. La conversazione che segue è una lunghissima chiacchierata via mail con quasi tutti i membri della band, buona lettura!

Ciao ragazzi, ben trovati! Innanzitutto partirei dai una brevissima descrizione della band: chi siete cosa suonate e da dove venite?

 Punch: Meghan – vocals, Keith – guitar, Brian – bass, Dan – guitar, Val – drums e facciamo hardcore urlato e velocissimo da San Francisco.

Avete detto di provenire da San Francisco, bacino famosissimo per punk band come Dead Kennedys, o altre grandi thrash band come Verbal Abuse e D.R.I. che si insediarono più tardi rispetto agli altri. Qual è la scena attuale nella Bay Area?

Val: non male direi, ci sono altre grandi band punk rock come Secret People e Zero Progress. Poi ci sono sicuramente band interessanti per quanto riguarda l’ambito fast come No Statik e Permanent Ruin.

Brian: Per quanto mi riguarda la scena attuale è la migliore di sempre. E’ difficilissimo riuscire ad essere una band in S.F. di questi tempi e credo sia uguale in tutte le grandi città dove ci sia una grande offerta di artisti validi. E’ favoloso far parte di una scena che supporta tutti i gruppi indiscriminatamente, ma è anche vero che se non fosse per pochissime persone che davvero hanno messo l’anima per mantenere la scena in vita, ora sarebbe tutto morto e sepolto. Quasi tutti i concerti sono organizzati da Max Montez. E’ praticamente merito suo se ora la scena di San Francisco è così produttiva.

Siete una vegan positive straight edge band. Cosa significa per voi seguire questa strada? E cosa “positive” vuol dire per voi?

Meghan: Penso che i Punch siano un gruppo di individui che hanno fatto delle scelte personali su come vivere la propria vita. Per me l’aggettivo “positive” vuol dire cercare di vedere sempre il meglio nelle situazioni, ad esempio cosa possiamo imparare dai momenti bui. Non vuol dire illudersi che la propria vita sia perfetta, ma cercare di interpretare al meglio ed essere grati di ciò che ci si prospetta davanti.

Brian: Io invece sono molto negativo e ho bisogno del punk nella mia vita per mostrare la mia frustrazione. Attraverso il punk riesco a trovare la mia positività, esser vegan e qualunque cosa mi rappresenti, e ciò mi fa sperare che il mondo non è poi così una merda.

Le liriche delle vostre canzoni sono davvero acute e dirette. Anche con pochissimo tempo a disposizione, vista la durata dei vostri pezzi, riuscite ugualmente a dire molto. Mi piacerebbe soffermarmi su due delle vostre canzoni, quali penso siano davvero interessanti e molto serie: Positively God Free e Feminist, Don’t Have Cow.

Meghan: ho sempre voluto scrivere una canzone sul fatto di rifiutare la religione come parte della mia vita; le parole di Positively God Free mi sono praticamente uscite da dentro e formavano un giusto equilibrio col sound del pezzo. Penso ci siano momenti in cui ho avvertito quanto assurda e ironica sia la vita a volte. Quando sei ateo e non credi in nessuno che tiri le redini della tua vita, ti viene da domandarti come tutto ciò accade. Per Feminist , Don’t Have Cow riguardano un tentativo di conversazione con una femminista riguardo all’essere vegani. Nel periodo in cui avevo abbracciato la scelta di essere vegana e non più vegetariana, ormai molti anni fa, ciò che mi fece prendere la scelta in maniera chiara e decisa fu il fatto che le mucche devono essere ingravidate per produrre latte, proprio come gli umani, e quindi l’impossibilità di dire no delle mucche è il motivo per cui l’industria casearia è ancora possibile.

In altre tracce invece, mi sembra di capire che vogliate far chiarezza sul vostro stile di vita, che condivido in pieno. Dai vostri due album, la quantità di tematiche affrontate è tantissima: dalla religione all’amore, dalla scena musicale fino a temi sociali più importanti. Siete molto seri riguardo ciò in cui credete e a volte mi sembra di avvertire una grossa mancanza di positività che aleggia sui vostri testi, per lasciar spazio alla dura realtà delle nostre vite. Cosa ne pensate?

Meghan: non credo che l’amore che intendi tu sia lo stesso che intendo io, almeno non credo di aver mai scritto canzoni d’amore a livello romantico. Per quanto mi riguarda, quando la band è nata, ho sentito una certa pressione nello scrivere su certe cose. Col passare del tempo sono stata capace di scrivere liriche più personali e ciò mi faceva sentire completamente libera. E’ un grande modo di sfogarsi e significa molto per me vedere che molte persone si identifichino nei miei testi. Penso che ogni disco abbia un messaggio positivo dopotutto. Non tutte certo, ma credo sia importante imparare da tutto ciò che ci accade perché anche i brutti momenti sono utili.

Brian: ho scritto il testo di una sola canzone, ma penso che le altre racchiudono tutto ciò che avrei voluto dire riguardo al punk. Le liriche sono assolutiste, non in modo negativo ma nel senso che la vita è così per via di certe scelte che intrapreso durante la nostra vita. Il messaggio è in pratica “questa è la vita che ti scegli”, sia negativa che positiva. Siamo ciò che siamo proprio perché è questo che abbiamo scelto di essere e di amare o abbiamo preso pessime decisioni che ci hanno portato a vivere la vita merdosa e dobbiamo fare i conti con tutto ciò.

Cosa vi aspettate dalle persone che ascoltano le vostre canzoni? V’importa il fatto che i Punch siano un gruppo che colpisca in maniera positiva chi vi ascolta o per voi è qualcosa che non v’interessa?

Meghan: certo che mi interessa! Ogni volta che qualcuno canta durante i concerti la cosa mi colpisce tantissimo. Alcune canzoni sono molto personali; a volte penso a come lo scrivere riguardo certe cose mi abbia aiutato ad andare avanti e superare momenti di difficoltà. Il fatto che qualcuno ascolti e si riconosca nei miei testi e quindi ricavarne un serio aiuto per superare i loro di problemi è una cosa fantastica. 

Brian: vorrei che le persone fossero più influenzati dai nostri messaggi/liriche/politiche piuttosto che dal perder la testa nel pit. Mi piace il fatto che i kids si divertano tantissimo ai nostri show, ma noi siamo qui per un motivo oltre che a suonare e creare mosh. Voglio che i Punch abbiano un’influenza positiva per i nostri fanse sia dentro che fuori gli show. Cerco sempre di parlare dei Punch come un esempio e spero che stiamo facendo davvero del bene. E’ facile predicare ma è davvero difficile attenersi alle proprie idee.

Vi aspettavate un pubblico sempre presente in masse e ben motivato in tutti i vostri show durante quest’anno?

Meghan: ci piace molto suonare in giro e di sicuro è meglio quando a vederti c’è più gente, ma cerco di non crearmi troppi castelli in aria quando c’è da suonare.

Brian: non ho mai avuto idea di cosa possa aspettarmi durante un show. Penso che siamo davvero fortunati e praticamente quasi tutti i concerti che abbiamo fatto quest’anno sono stati spettacolari. Penso sia molto dovuto all’attitudine che cerchiamo di mettere sia come band che come persone. È facile che chi ci vede si diverta quando siamo noi i primi a farlo! Inoltre cerchiamo di promuovere concerti dove chi viene a vederci si senta al sicuro e non si faccia male come in altri hardcore shows (nota: per farvi un’idea vi consiglio comunque di andare ad un loro live. Altro che mosh e violent dancing).

Parliamo un po’ del Fluff Fest, dove vi ho visto per la prima volta in vita mia. Il vostro live è stato grandioso e le persone erano fuori controllo. E’ sempre così durante i vostri show o il Fluff è un qualcosa apparte? Preferite palchi di questo genere o posti più intimi?

Meghan: io mi diverto in qualunque posto si suoni e sono contenta di aver avuto l’opportunità di suonare sia durante i Festival sia nei posti più piccoli. C’è molta adrenalina e tanta energia nel suonare ad esempio al Fluff (anche il New Noise Fest in Germania è stato un altro grande evento quest’anno), ma i piccoli show ti permettono di creare una grande rete di conoscenze e interazioni con le persone. Ogni promoter ha fatto un grande lavoro in questo tour e merita rispetto e credito per la buona riuscita. Rimango comunque convinta che i piccoli concerti sono quello di cui la scena è fatta. Non voglio mai smettere di suonare negli scantinati.

Brian: amo suonare nei grandi Festival ma preferirò sempre suonare nei posti piccolissimi e spazi comuni. Quando suoniamo voglio cercare un legame con chi ci viene a vedere, e osservare le facce dei kid nel pogo. È molto più divertente così, e credo anche per loro! Nei concerti piccoli puoi conoscere più gente che viene a vederti e creare nuove amicizie.

Per quanto mi riguarda, questo è stato il mio primo Fluff Fest. Ero scioccato da com’era strutturato: solo cibo vegano, una maggioranza assoluta di merch straight edge, libri informativi sui vari movimenti inerenti alla scena hardcore, come animalismo, veganismo e via dicendo. Inoltre le persone lì erano invogliate a spiegarti il loro punto di vista senza imporlo. Qui in Italia un festival organizzato in questo modo è praticamente impossibile. Cosa ne pensate del Fluff Fest?

Meghan: mi sento fortunata ad aver suonato in un Festival così. È un grande esempio di creatività ed energia positiva che esiste nell’hardcore. Festival come questo fanno sembrare il mondo così piccolo, ma allo stesso tempo ti ricordano che fai parte di un qualcosa più grande di te.

Brian: il Fluff è pazzesco, è favoloso! Siamo stati davvero fortunati ad aver avuto la possibilità di suonare lì per due anni di fila. La cosa è ancora più motivante perché tutto ciò accade senza alcun tipo di sicurezza! L’atmosfera è molto rilassata e l’intero weekend sembra un “dream vegan summer camp” con tutti i tuoi amici!

Com’è andato il vostro show in Italia?

Brian: lo show di Milano è stato fuori controllo, la reazione del pubblico ci ha spiazzati! Abbiamo suonato in un fest di gruppi vegani ed è stato fantastico. Suonare in Europa è molto più rilassante che suonare in America ed è così che si crea un ambiente più divertente agli show.

Meghan tu sei una delle più dure cantanti che abbia mai ascoltato, la tua voce è altissima e rabbiosa. Come fai a durare un intero tour cantando così? Ho visto un video dello scorso Fluff, nel 2010, dov’eri infortunata, avevi una caviglia fasciata, ma la tua energia era la stessa! Saltavi e ti dimenavi ugualmente! Dove trovi tutta questa carica quando canti?

Meghan: wow, grazie mille! In realtà credo di esser fortunata a non aver mai perso la voce durante i tour, dal 2007. A volte non so dove prendo l’energia per cantare ogni serata, ma credo dipenda molto dall’amore nel suonare ed esibirmi dal vivo. Mi nutro molto anche dell’energia dei miei compagni e del pubblico che è lì a sostenerti. Come durante il Fluff dell’anno scorso; mi sono rotta il piede proprio prima di suonare (sono riuscita ad andare all’ospedale solo due giorni dopo), ma volevo sfruttare questa grande opportunità e il supporto dei miei compagni e di alcuni amici mi ha dato l’energia per cantare. Penso che la mia testa non si riposi mai, sempre in un’eterna competizione, ma amo suonare perché è uno dei pochissimi momenti in cui la mia mente è libera e nient’altro è più importante.

Fate parte della Deathwish Inc records, e proprio qualche mese fa è uscito il vostro ultimo Ep intitolato “Nothing Lasts”. La Deathwish è piena di grandi nomi e buonissime band. Siete spaventati all’idea di cadere nel vortice dell’industria discografica? Cosa ne pensate dell’essere troppo famosi nella scena hardcore?

Meghan: oltre alla Deathwish Inc l’ep sarà pubblicanto anche per 625 e Discos Huelga, le due etichette con le quali abbiamo prodotto i primi due dischi. Stiamo cercando di mantenere i Punch come un gruppo DIY, quindi vuol dire niente contratti, programmarci da noi i nostri tour (o amici oltremare lo fanno per noi), progettare i nostri dischi e il nostro merch (e stampare le proprie magliette quando il nostro chitarrista Dan è disponibile), gestire il nostro merchstore (www.hxcmerch.com) ecc. Per me l’ingresso in Deathwish è solo un piccolo aiuto per farci crescere, sono curiosa di vedere in che modo influenzerà le cose.

Val: l’unico problema per me sarebbe non poter più suonare in venues che amiamo suonare come 924 gilman, ABC No Rio, 538 Johnson ecc, ma come ha detto già Meghan, continueremo ad fare tutto per conto nostro.

Grazie ragazzi, quando vi rivedremo in Europa?

Val: prestissimo! Ho appena finito di studiare per sempre, quindi appena avremo tempo a disposizione verremo a fare un salto in Europa!