The Cooper Temple Clause


A cura di George, Martedi, 6 marzo 2007


Chiaccherata telefonica con i Cooper Temple Clause proprio poche ore prima della data unica milanese in promozione del nuovo, terzo, album della band di Reading intitolato "Make This Your Own" (nella foto).

Ciao ragazzi, tutto ok? Pronti per il concerto?

Bene bene sì, grazie. Beh direi proprio di sì, siamo felici di tornare a suonare in Italia e quindi siamo pronti per stasera.

Allora innanzitutto, visto che stasera c'è il concerto a Milano, com'è andato in generale questo tour?

Molto bene. Wow, è stato decisamente positivo un po' ovunque soprattutti in Germania abbiamo sempre visto il pubblico divertirsi e quindi devo dire che sono molto soddisfatto. E' stato lungo, ma insomma lo aspettavamo da tempo il ritorno sul palco ed è andata decisamente secondo le aspettative. Ci è piaciuto moltissimo tornare a girare per l'Europa, gli Stati Uniti e a breve torneremo in Giappone. Insomma sono proprio soddisfatto.

Riprendere in mano gli strumenti dopo un po' di tempo vi ha creato qualche problema o è stato tutto subito facile e naturale?

Un pochino di rodaggio lo abbiamo avuto, è passato un po' dall'ultimo tour quindi chiaramente qualcosina abbiamo dovuto rivederlo, però devo dire che nel complesso è andato tutto bene. Anche il nuovo album, dalla risposta della gente mi pare che prenda abbastanza, nonostante abbia qualche complessità in più rispetto ai precedenti, vedo la gente divertirsi quindi alla fine l'importante è quello.

A proposito del nuovo album, non so se è solo una mia sensazione, quindi correggimi se sbaglio, mi pare molto più anthemico dei due precedenti, ho sentito certamente canzoni più da live che in passato, anche il primo singolo Waiting Game è abbastanza lineare e adatto ad un concerto. Mi sbaglio o in effetti avete cercato un approccio più diretto delle canzoni del nuovo disco?

No no, probabilmente è vero. Non è che sia stata una cosa cercata, cioè abbiamo voluto fare un disco diverso dal passato e tendenzialmente un po' più complesso e ricco. Poi le canzoni escono un po' secondo le sensazioni del momento e sicuramente ci sono brani in "Make This Your Own" che hanno una facile presa live, dal singolo a Damage (una delle migliori del concerto milanese, ndr) ad altre. Cioè l'idea era cercare di non snaturare il nostro stile comunque, ma riuscire ad andare un po' avanti rispetto al passato. Credo che ci siamo riusciti in quello. Se poi le canzoni hanno anche più presa live, bene!

Com'è stato tornare in studio dopo il successo del disco precedente?

Ci abbiamo messo un po' di tempo in effetti, ma alla fine direi che è andata come volevo e volevamo. Ci samo subito ritrovati bene e nonostante la voglia di fare un lavoro di un buon livello che ha tirato le cose per le lunghe, in realtà non c'è mai stata una difficoltà o uno stop che ci ha portato a pensare male sia sul nostro futuro che sull'album. Sia la fase di scrittura che il suonare ci ha portato via del tempo, ma comunque grazie al produttore che ci ha sempre tenuti un po' in riga circa il lavoro da fare, non è stato un lavoro faticoso o che ha messo pressioni.

Tornando al tour, hai detto che avete riscosso un bel successo soprattutto in Germania tra gli altri. Tanto per fare un paragone strano, mi ricordate un po' i Placebo, osannati all'estero quasi snobbati in Inghilterra o per fare paragoni più impegnativi i Depeche Mode. Innazitutto sei d'accordo? Poi a cosa credi sia dovuta questa cosa? Al vostro sound o ad esempio alla scelta (per altro condivisibile) di sfuggire un po' ai meccanismi di NME, Q e così via?

Eheh mah, sai che non avevo mai pensato ai Placebo... in effetti poi è così. In realtà della cosa non mi spiace così tanto. Io sono veramente felice di avere successo all'estero e magari un po' meno nel mio Regno Unito proprio perchè non devo finire per forza sulle copertine di Q. Se mi avessero detto di scegliere alla fine avrei scelto proprio di fare così, a me piace moltissimo girare e vedere che in Giappone o negli Stati Uniti ci sono molte persone che amano la nostra musica, mi da veramente soddisfazione. E' chiaro che è più facile avere prima successo nel tuo paese e poi andare all'estero, ma in realtà non è una cosa che abbiamo cercato e siamo felici di come sta andando. Vedi certe premiazioni o certi riconoscimenti che sembrano dati a tavolino...

Come gli ultimi NME Awards ad esempio...

Eh sì, cioè nulla contro le band che han vinto, però sembra tutto già prestabilito, mentre a noi piace l'idea di andare a convincere le persone tramite il nostro disco, più che tramite la pubblicità che abbiamo intorno.

Per finire: il vostro sound, che è un mix tra rock, influenze elettroniche e stili vari credo che sia un ottimo punto di partenza per collaborazioni con altre band, ci avete mai pensato o non è una cosa a cui siete interessati?

Beh ci piacerebbe eccome e ogni tanto ci abbiamo anche pensato. Non è mai stata trasformata in qualcosa di serio perchè per fare queste cose bisogna veramente trovare le persone giuste al momento giusto. Ci è capitato di incontrare qualcuno con cui sarebbe stato bello organizzare qualcosa, ma in realtà non è successo perchè non era il momento giusto. Comunque decisamente sì, ci piacerebbe e credo che in futuro sarà sicuramente una cosa che prenderemo in considerazione.

Ragazzi, grazie mille... buon concerto (come poi è effettivamente stato, ndr), buon divertimento in Italia e alla prossima!

Grazie, ciao!

Link:

http://www.myspace.com/thecoopertempleclause

http://www.coopertempleclause.co.uk/

Si ringrazia Linda per la realizzazione dell'intervista.


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