Arsenico
A cura di George, Mercoledi, 17 settembre 2008
Sono passati da Milano ad inizio Settembre ed abbiamo quindi approfittato dell'occasione per fare quattro (anzi otto data la disponibilità) chiacchiere con gli Arsenico, harcore-punk band che da parecchi anni fa parte della scena underground torinese ed arrivata al debutto nel senso "ufficiale" del termine proprio quest'anno con l'album "Esistono Distanze". Siamo partiti proprio parlando di quella classica "gavetta" che gli Arsenico, al contrario di altri, possono decisamente vantare nel loro curriculum.
Quanto vi è servito, nel realizzare poi questo primo disco "ufficiale", avere avuto questa lunga trafila rispetto a tanti altri gruppi usciti negli ultimi periodi (anche in generi affini ma non uguali) che si sono ritrovati proiettati da ogni parte in tv, radio o nei magazine?
Dal punto di vista di approccio della realtà discografica quasi niente, dal punto di vista del gruppo tantissimo, tutto. Siamo uniti, sappiamo dove vogliamo andare ed abbiamo condiviso le scelte.
Quale è allora l'obiettivo ultimo, il fine, degli Arsenico?
Beh riempire San Siro credo eheh.... Non c'è un obiettivo preciso, credo che sia andare avanti e farlo con lo spirito che abbiamo ora.
Com'è la sensazione di salire su un palco a finaco a gente appena agli esordi e per la quale magari vi capita di dover voi fare da supporter?
C'è tanto da imparare comunque... Cioè capita di suonare con gruppi di ragazzi appena formati e ti garantisco che mi ci rivedo.
Non bisogna demonizzare certi gruppi, cioè io capisco anche al ragazzino che al suo gruppo appena formato è stata data una grande possibilità da parte dell'ambiente discografico in generale, non credo che si possa criticare solo il gruppo. Se ci si mette a ragionare sui motivi che portano a certe situazioni non se ne esce più.
Più colpa dell'ambiente o dei gruppi che nascono già con l'idea di essere un fenomeno di marketing?
Direi che ti sei risposto da solo. No, cioè noi ci abbiamo messo dieci anni... ma sono stati dieci anni di esperienza, non è che ci siamo messi lì con l'idea di sfondare. Ora ci auguriamo di avere successo perchè credo che sia una cosa legittima, però non nasci con l'idea di avere successo.
Quando vi siete messi lì e avete deciso di dare vita al progetto Arsenico come "professione" in qualche modo? Quando è stato il momento chiave della vita degli Arsenico finora?
Direi "Forti Di Incomprensioni Instabili". Quando ci siamo messi a scrivere quel disco l'abbiamo fatto mettendoci seriamente al lavoro. Ci siamo detti cerchiamo di ragionarci su per bene e nonostatne sia un disco dell'underground uscito in poche copie, è un disco con tutti i crismi e la serietà del caso.
E' comunque nelle nostre caratteristiche lavorare in un certo modo, siamo perfezionisti... Quando ci mettiamo in sala prove lo facciamo molto seriamente.
In questo disco rispetto all'approccio al precedente cosa c'è di diverso?
Dal punto di vista di apporccio di scrittura e stesura è pressochè identico perchè come ti dicevo prima anche il lavoro precedente aveva un grosso lavoro in studio ed i nostri pezzi nascono dalle nostre situazioni, dalla nostra amicizia... C'è stata una crescita a livello tecnico dal punto di vista dell'incisione, della pre-produzione ed infatti ci abbiamo messo parecchio perchè è stato un lavoro ragionato.
Molti hanno sottolineato la bellezza e la particolarità dei vostri testi che sono realisti ma con una visione particolare, non una denuncia banale e ripetitiva come in molti altri casi. Allora quanto lavoro c'è dietro i testi dei vostri pezzi?
Io credo che sia un po' una cosa innata, io credo che la ricerca c'è quando senti che c'è del talento e vuoi svilupparlo.
E' una cosa che appartiene al nostro background ed alla quale teniamo quella dei testi, principalmente perchè riteniamo che sia giusto avere dei testi che hanno qualcosa da dire, da raccontare. Di lavoro sui testi ce ne è... cioè non sono nati di getto, a volte sono anche ragionati e ti puoi anche fermare due mesi su una parola. Una cosa che cerchiamo di fare è dare una musicalità nella metrica stessa, non è detto che ogni volta si riesca per carità, ma far sì che si raggiunga un livello in qualche modo "poetico", anche se poi non c'è molto di poetico nei nostri testi, per cui il testo con la musica raggiunga un certo equilibrio.
Come in tanti altri esempi emersi dalla scena torinese immagino ci sia tanto di Torino anche in quello che raccontate voi. Come mai Torino crea una cultura così di protesta o di denuncia verso le sue abitudini da parte di molti gruppi?
Credo che Torino sia uscita, stia uscendo da una realtà difficile dove di giorno e di notte non c'era niente da fare se non andare a lavorare. Diciamo che Arsenico è un frutto di quella Torino, ma come un po' tutte le cose che vogliono dire e dare qualcosa riguardo a Torino.
Quanto si deve alla musica il rinnovamento culturale certamente forte che c'è in atto negli ultimi anni a Torino?
Io credo che ci sia stato un prima ed un dopo. Un prima in cui le realtà nascevano e crescevano perchè c'era una spinta di un certo tipo, cioè non c'è niente e invece da dire c'era parecchio. Un dopo in cui queste realtà sono state prese e queste realtà sono state portate all'attenzione.
Da torinese avrei fatto la domanda al contrario? Cioè quanto devono dire grazie i gruppi alla realtà torinese...
E' vero, ma era volutamente posta nel senso quanto grazie alla musica si può parlare di una rinascita ed una nuova primavera per Torino.
Io credo al fatto che tutti noi, girando, dobbiamo ringraziare Torino proprio perchè a Torino c'è sempre stato un fermento culturale attivissimo. E' una città silenziosa Torino, ma non è mai stata morta dal punto di vista culturale.
Torniamo al disco ed una domanda che sicuramente avrete già sentito diverse volte: come mai avete deciso di inserire una cover di Vasco Rossi (Fegato Spappolato, ndr) nel disco? Parliamo di un Vasco Rossi molto vecchio quindi diverso da come è identificato oggi, però è certamente un nome particolare.
Innazitutto perchè ci piace bere...eheh e potremmo chiuderla qui. No comunque è una canzone che ci piaceva e che veniva bene rifatta.
In ogni caso è giusto attribuire a Vasco Rossi dal punto di vista musicale quello che è giusto senza toglierli nulla. Era una canzone che suonava e che poteva anche starci simile sull'hardcore.
L'abbiamo tirata fuori in un momento di prove e l'abbiamo fatta subito bene e sentivamo che poteva starci nel disco.
Insieme c'è anche una ballad nel disco. Questa scelta invece da cosa deriva?
E' un po' una cosa che abbiamo, c'è una vena più soft che va a prendere nel cantautoriale sicuramente ed è una cosa che abbiamo fatto anche nei lavori precedenti quello di inserire un pezzo più soft.
Di fondo abbiamo anche una vena romantica che prima o poi verrà fuori. In realtà poi c'è già perchè noi abbiamo un progetto, che fa sempre parte di Arsenico, in cui riproponiamo tutto il nostro repertorio in una chiave acustica e fare l'hardcore in acustico è un risultato davvero pazzesco.
Un progetto davvero interessante...
Se ti piace suonare alla fine ti piace spaziare e scoprire altre cose. E' divertente prendere le cose e guardarle da altri punti di vista.
I brani che avete rivisto per questo disco e già contenuti nel precedente come cambiano rispetto al passato?
Ci piacevano, li sentivamo ancora attuali e non volevamo lasciarli per strada perchè poi appartengono ad un disco del 2001 e quindi rischiavano di essere persi per sempre.
Anche dal vivo vi piace riprendere i vecchi pezzi?
Sì sì assolutamente. Una canzone anche vecchia di dieci anni se ci unisce ancora la rifacciamo e la possiamo inserire in questo disco come anche in futuro o in un concerto.
I vecchi fan poi spesso come sapete vengono a richiedere dei vecchi pezzi e farli li fa sentire ancora più vicini alla band anche quando magari cambiano le platee e le situazioni.
Certo assolutamente ed è una cosa che succede. L'altra sera sono venuti a chiederci un brano della vecchissima demo e l'abbiamo fatto anche se poi non l'abbiamo più provato e quindi veniva un po' "a muzzo" come si dice!
C'è qualche riferimento o modello a cui vi siete ispirati in qualche aspetto del disco?
Dal punto di vista di scrittura in Italia il mio guru è De Andrè. Credo che lui sia l'esempio massimo di cantautorato italiano.
Dal punto di vista musicale ce ne sono molti, un po' tutto quello che abbiamo ascoltato nel corso degli anni anche perchè quando componi è naturale andare in una certa direzione per quanto riguarda tempi o giri.
Secondo voi è vero quello che sembra fortunatamente in atto in Italia con il passaggio delle mode del finto-punk o finto-emo per tornare ad un ascolto di un rock più diretto e vero anche da parta della massa e non solo di chi cerca qualcosa di particolare?
Secondo noi sì. Si sta ancora completando, cioè ci sono ancora dei gruppi che sono semplicemente finti però effettivamente sta tornando e noi nel nostro piccolo stiamo cercando di essere più reali o meglio noi siamo reali, nel senso che non bisogna avere necessariamente la cresta per il punk. Una delle persone più fighe che ha fatto punk per me è una persona normalissima e mi rivolgo a Sabino dei BelliCosi che per me è uno dei gruppi hardcore più belli che siano mai esistiti a Torino.
Anche perchè tra dieci anni certi gruppi, ammesso che esisteranno ancora, si guardaranno indietro e cosa vedranno?
Io credo che la cosa fondamentale sia la gente più che l'artista. Per l'artista non ci sono vie di mezzo: è vero o finto. La gente invece, anche se non lo sa, ha un potere molto forte. Adesso faccio una polemica: la comunicazione in Italia è un problema. La gente ora forse ora inizia, nonostante il martellamento penumatico dei cervelli dei giovani ad essere tutti uguali, ad essere stanca e volere qualcosa di diverso. La gente inizia ad avere voglia di qualcosa di un po' più vero.
Questo è vero, ti voglio però fare un esempio: i Rise Against, grandissimi, storici etc... come sapete in occasione della data del Rock The Week, dove avete anche aperto voi, si sono sparse critiche perchè da loro pieno di ragazzine urlanti e nella stessa data a Milano dei Bad Religion ben altro pubblico. I Rise Against erano bravi cinque anni fa come ora, però l'attenzione verso questo rock certamente più vero ha portato anche a vedere a certi concerti ben altro pubblico rispetto al solito, con il risultato che i vecchi fans del gruppo scappano ed evitano di andarli più a vedere. Allora secondo voi alla lunga chi la vince? La band che riesce a tenere duro ed a "convertire" quel pubblico che ora si ritrova o la gente che trasforma in parte la band?
Io, personalmente spero che gli artisti riescano ad invertire la rotta, che riescano a superare anche i mezzi di comunicazione stessi ed a trasmettere certe idee. Lì entra un po' il discorso dei testi, perchè il ragazzino che arriva per moda anche a certi gruppi facendo attenzione ai testi può cambiare e non essere più ragazzino ma capire il significato e crescere di conseguenza.
E' una bella missione per i gruppi questa.
Sì, ma non voglio intenderla come missione. Ci piacerebbe fosse così e speriamo che avvenga questa fantastica magia per la quale uno fa una cosa perchè la vuole fare, non perchè gli viene detto da altri di farla.
Comunque per chiudere io credo che lo spazio ci sia, io sono ottimista e credo che ci sia il modo per invertire la tendenza e lo spero davvero anche perchè usciamo da sei/sette anni dove non tutto, ma quasi, quello che è stato proposto aveva una spudorata finalità commerciale e puramente secondo la logica "divertitevi ragazzi, divertitevi, non pensate a niente. Guardate noi che tanto tra un anno non ci siamo più, ma ci sarà un altro come noi". E' una cosa davvero tremenda per me.
Dai chiudiamo in bene parlando del disco. Allora ora come primo singolo c'è Distanti. Come mai quello?
Perchè il tema dominante del disco e comunque è un pezzo che ci sembrava il migliore per presentarci dove c'è hardcore ma insieme alle nostre caratteristiche.
Avete già pensato a quale sarà il prossimo singolo?
Sì, sarà Ti Ho visto In Piazza.
Come mai questo?
Perchè... è un pezzo fighissimo. Cioè no scusa, ma davvero è proprio un bel pezzo. E' una cover e ti dirò che mi piacerebbe davvero averlo scritto io anche perchè lo sento davvero nostro. Ha un testo che sembra fatto apposta per noi.
Vi è capitato di aprire grossi concerti come di suonare ancora nei posti piccolini. L'idea è quela di proseguire in questa linea oppure in questo momento volete cercare di fare un salto di qualità anche nel pubblico dei live?
Adesso come adesso noi pensiamo di andare e crescere sempre di più per poter suonare davvero per tutti, quindi sia per la gente nel locale piccolino che per le platee più grandi.
Anche perchè l'atmosfera del locale piccolo o della poca gente non te la danno le grandi platee.
Uno dei concerti più belli e divertenti che ricordo è stato un Capodanno a Reggio Calabria dove abbiamo suonato a casa di questo ragazzo senza palco solo tra di noi. Al primo pezzo arriva un tizio sulla batteria, io accordavo mentre pogavo... cioè la sensazione è incredibile in certi momenti. La logica poi è sempre quella meglio venti buoni che duemila pessimi.
Dopo quasi un'oretta è ora di chiudere e ringraziare gli Arsenico che si sono dimostrati disponibili e soprattutto, come un tema toccato durante l'intervista, "veri". Veri nelle loro opinioni, nei loro giudizi e negli obiettivi che si sono posti con questo disco di debutto. Per conoscerli meglio vi segnalo il link al loro myspace (http://www.myspace.com/arsenico), mentre per info sui concerti in programma (http://www.virusconcerti.it).
Si ringrazia Manuela - Metatron per l'organizzazione.




