19.03.2011 Milano l'è bela @ Piazza Fontana, Milano

A cura di , 20 marzo 2011

A cura di Barto e Salford

A Milano è ormai in atto un processo a spirale che sta accomunando molti locali dedicati alla musica dal vivo, per quanto riguarda la loro sparizione. Certo, alcuni di essi non ci sono più per libere scelte imprenditoriali dei proprietari/gestori, mentre altri sono stati chiusi, temporaneamente o definitivamente, per via di provvedimenti che spesso appaiono imporre autoritariamente un’interpretazione delle normative in vigore, piuttosto che far davvero rispettare le stesse in modo obiettivo e limpido. Ciò che salta all’occhio degli appassionati è che la città sta assistendo inerte a questa diminuzione degli spazi di aggregazione di un certo tipo, dove, oltre a suonare, si svolgevano altre attività culturali e ricreative, si scambiavano idee, si creava una comunità di persone e di intenti. Per sperare di sensibilizzare una cittadinanza ormai sempre più passiva da ogni punto di vista, si è svolto un presidio in Piazza Fontana lo scorso sabato 19 marzo: da un palco posto su un lato della piazza, si sono alternati musicisti, comici, poeti ed operatori di questo tipo di spazi, per far sentire la voce di chi non ci sta e vorrebbe che Milano sfruttasse appieno le proprie potenzialità.


Probabile che in un primo momento le perplessità sul numero atteso di partecipanti all'evento possano aver afferrato diverse persone, ma con il passare dei minuti un numero comunque significativo di volti ha fatto capolino tra un albero ed un tram.Una fauna variegata al grido di "Milano l'è bela" si è addossato a ridosso del palchetto senza alcun limite di età, sesso, razza, estrazione, gusti musicali, anche  i cani prendono parte al quieto ma deciso pomeriggio voluto da quella fetta di cittadinanza stufa del non poter scegliere, ed questo è il segnale più bello. L'attacco, poco dopo le 15.00, è simbolicamente azzeccato con un funerale dell'arte seguito in religioso silenzio dalla piazza con solo le vibrazioni della banda a seguito, perché se non di morte dell'arte di cosa stiamo parlando qui? In giro si legge di manifestazione contro la chiusura della Casa 139 ma, come è già stato fatto osservare ed è stato sottolineato da più parti, quella è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso in una città che ha visto ridurre drasticamente gli stimoli e l'offerta di un certo tipo da diverso tempo e che ha pensato fosse ora di dare un segnale positivo all'esterno, uno slancio di vita, una reazione elegante. Si è, quindi, un po’ parlato ed un po’ suonato, passando con naturalezza da musicisti noti per lo più in ambito locale ma non certo sconosciuti in ambito nazionale (Arms On Stage, Manuel Lieta degli Stardog, Alessandro Rinaldi, Mariage A Trois, Fabrizio Coppola, i Punkreas) ad artisti della parola di un certo spessore come Vincenzo Costantino Cinaski, Cochi Ponzoni, Alessandro Bergonzoni,Flavio Oreglio, a presidenti di circoli Arci e baristi di locali cosiddetti “profit” che portavano le loro testimonianze ed i loro stati d’animo. Non è questo il contesto per entrare nel merito delle singole performance: dal punto di vista musicale basta dire che alcuni più di altri, senza fare nomi, hanno mostrato il carisma necessario per attirare l’attenzione di un pubblico così vasto, mentre per quanto riguarda gli interventi parlati, alcuni sono stati stimolanti e/o divertenti, mentre altri hanno convinto meno più che altro perché non hanno pienamente rispettato lo spirito dell’iniziativa, che era quello di non andare contro nessuno ma di porsi in modo positivo e propositivo. L'ultimo aspetto è da non sottovalutare in quanto, se tutto inevitabilmente ha ricadute politiche,specialmente in questo periodo, è vero anche che nel mostrare la bellezza si può avere la forza del non denigrare ad ogni costo ma mostrare con intelligenza un mondo, riuscendo, magari, a farlo almeno rispettare.

 

L’importante era che la voce si levasse alta e riconoscibile, e così è stato, nonostante la totale assenza di media radiotelevisivi. La piazza si è riempita bene: non sappiamo quantificare il numero delle persone presenti, sappiamo solo che anche a decine di metri di distanza dal palco si stava piuttosto stretti, indice inequivocabile di come il numero di cittadini preoccupati per come stanno andando le cose non è certo indifferente. Le intenzioni di chi ha messo in moto l’iniziativa sono che dalla piazza nasca un movimento che si impegni in modo continuativo per questa causa: vedremo come si evolverà la situazione e soprattutto se le autorità continueranno la loro politica del muro contro muro oppure accetteranno di sedersi attorno ad un tavolo con gli operatori del settore per stabilire, finalmente, in modo chiaro, definitivo, condiviso e rispettato cosa non debba fare uno spazio di aggregazione culturale per non subire altri provvedimenti. 
Ciò che però è cosa fondamentale e sul quale bisogna porre una bella lente è che il problema, con conseguente movimento, spunti, riflessioni, ecc., è tanto della città di Milano quanto dell'Italia intera, Piazza Fontana può e deve essere un epicentro di qualcosa di ampio, deve diventare un posto associato anche a valori positivi e non solo a tragici ricordi. Anche perché se Milano, storicamente vista come la città italiana con più possibilità, in tutti i sensi, versa in questo stato, bisogna che il campanello d'allarme squilli davvero forte. Capita allora che in questa voglia di cambiamento ci sia il milanese di Brera, il napoletano adottato dalla Madunina, il figlio di una nuova generazione, un nato sotto il segno della Lupa, e che senza pensare al proprio orticello o al proprio credo politico si giunga tutti alla conclusione che una città senza arte, senza spazi, è una città morta, un posto per masse solitarie e non individui in compagnia. Milano l'è Bela e non deve trasformarsi in un Risiko macroscopico, ma in uno spazio dove tutti possano avere la chance di sentirsi parte di qualcosa, qualcosa di bello, di vivo, di live.




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