19.11.2011 The Aggrolites @ Sonar, Colle Val d'Elsa (SI)
Report a cura di Ornella Olivieri
Qualche tempo fa la notizia del passaggio italiano degli Aggrolites mi ha fatto sobbalzare e stampato un sorrisone in faccia per diversi giorni: la promozione di "Rugged Road", uscito quest'anno per Young Cub Records, ha portato lo scorso weekend la band di Jesse Wagner in Italia per ben tre date, fortuna mia una delle quali proprio vicino casa. Da vecchia estimatrice di reggae e rocksteady sono portata ad avvicinarmi sempre con moderata diffidenza a progetti musicali di questo tipo nati nella prima metà degli anni '00.
Tuttavia gli Aggrolites hanno rappresentato da subito un'eccezione a questa regola non scritta: la sapienza con la quale questi ragazzi di Los Angeles hanno saputo mescolare sonorità hearly reggae e ska, senza risultare banali negli album studio mi ha impressionato e fatto apprezzare l'omaggio reso al mio genere musicale preferito. Ad arricchire il loro curriculum brillanti collaborazioni con, per citarne uno su tutti, Tim Armstrong nel suo album solista "A Poet's Life" e la possibilità di fare da supporto ad icone come Derrick Morgan, Prince Buster e i principini del revival ska anni '80, i Madness. Tutto questo per sottolineare come l'hype fosse a livelli abbastanza alti: il Sonar di Colle di Val D'Elsa, uno dei locali a mio parere più attivi della Toscana e probabilmente il solo a proporre di anno in anno un fittissimo calendario di concerti di altissimo livello in questa parte d'Italia, era pieno secondo le aspettative, tanto da dover fare la fila fuori per entrare (e perdere l'apertura del concerto).
Una volta dentro l'atmosfera era carica e il vibe quello giusto. Wagner e la sua truppa hanno spaziato da vecchi pezzi tratti da Dirty Reggae a cover di pezzoni storici come la sempreverde Banana di E.K. Bunch a tracce del nuovo album in promozione come la bella Complicated Girl, sulla quale il gruppo ne ha fatto anche un video. L'abilità nel maneggiare certe melodie da parte loro, ragazzi bianchi e californiani, è senza dubbio sorprendente e con certezza va apprezzato lo sforzo, tuttavia al termine del concerto il mood diffuso non era esattamente quello che mi aspettavo. Forse la brevità del concerto o forse le nuove tracce che ancora non sono entrate nell'orecchio del pubblico italiano sono stati i punti leggermente deboli della serata, che ad ogni modo è stata divertente: assistere ad un bello spettacolo di bravi musicisti ed entertainters è sempre un piacere.
La band, alla mano e divertita dai fans italiani, a fine serata è rimasta a bere e firmare autografi tra il pubblico deliziato dalle selezioni skinhead reggae, ska e Northern Soul di Gighe Dj di Siena nella pista interna e dal dub e roots di Lapo NattyDread di Jah Station di Firenze.
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