19.11.2011 Fleet Foxes + Alela Diane @ Estragon, Bologna
Erano in tanti quelli che volevano ammirare i Fleet Foxes dal vivo anche qui in Italia, soprattutto ora, dopo che il loro secondo eccellente lavoro ‘Helplessness Blues’, uscito da pochi mesi, li ha portati a farsi conoscere da un pubblico più vasto: con ben tre date, Roma, Bologna e Milano credo che riescano ad accontentare una buona parte dei loro fan della nostra penisola.
Ad aprire lo show del gruppo proveniente dallo stato di Washington, c’è Alela Diane, folk-singer di Portland. La band che accompagna la songwriter dell’Oregon, i Wild Divine, è composta da due membri della sua famiglia, il padre Tom Menig e il marito Tom Bevitori. Il pubblico, che più tardi porterà molto vicino al sold-out il locale sito all’interno del parco Nord, è ancora ben poco numeroso, ma sembra gradire parecchio la performance della cantautrice americana: la scelta dei Fleet Foxes sembra quella giusta, il tranquillo folk proposto da Alela Diane, in cui si possono trovare ampi riferimenti alla musica della sua terra, è semplice, pacato e piacevole. In poco più di mezz’ora, la Diane riesce a riscuotere un notevole numero di applausi dalla folla bolognese.
Manca circa un quarto d’ora alle dieci, quando i sei componenti del gruppo americano, stasera in diretta anche su Radio 2, salgono sul palco: le barbe lunghe e le colorate camicie a quadri sembrano voler descrivere la loro anima folk. Una piccola orchestra, gli strumenti usati sono innumerevoli, le chitarre, il mandolino, il flauto, il piano, il banjo e chissà quanti altri, ma quello che più emoziona nelle deliziose armonie create dal frontman Robin Pecknold è l’incredibile uso della sue doti vocali: al devoto e adorante pubblico felsineo sembra quasi di ascoltare il cd, talmente il barbuto folk-singer è preciso e bravo. Pecknold sa estendere la sua voce in ogni maniera, è un talento naturale, un diamante puro, riesce a passare senza alcun problema da una tonalità all’altra e anche stasera regala gioielli di rara bellezza, già a partire dall’iniziale The Plains / Bitter Dancer; quasi inutile sottolineare il sussulto dei presenti davanti a Mykonos, altra perla della discografia dei Fleet Foxes: il livello di magia nell’aria è elevatissimo e le immagini di montagne innevate che scorrono dietro alla band non fanno altro che innalzarlo ulteriormente. La voce di Robin recita in ogni pezzo un ruolo fondamentale e rimane sempre in primo piano, ma anche gli strumenti hanno una parte molto importante: nella splendida Sim Sala Bim, ad esempio, la ricchezza strumentale continua ad aumentare man mano che passano i secondi, creando momenti di intensità, tensione, emotività e passione assolutamente irraggiungibili per altri gruppi. Quando, poi, ci si trova davanti ad una doppietta composta da White Winter Hymnal e Ragged Wood, per il proprio stato d’animo diventa un’impresa impossibile quella di non essere colpito pesantemente, la bellezza di questi brani è tale che credo riesca nell’intento di commuovere l’ascoltatore: l’idea dei Fleet Foxes di portare la mente in mondi lontani, in un viaggio pieno di caldi sentimenti, riesce senza difficoltà. Emozioni ancora a non finire, quando Pecknold decide di fare da solo, accompagnato dalla sua chitarra acustica: Blue Spotted Tail e il primo encore, la nuova I Let You, sono magistrali pennellate di romanticismo folk, cariche di sentimenti e di passione.
L’Estragon a livello di acustica non è certo paragonabile al Teatro Smeraldo di Milano, dove suoneranno domani sera, ma oggi il sound è stato impeccabile, pulito, chiaro e preciso, nessuna nota è andata persa, grazie anche alle ottime capacità dei sei musicisti sul palco; qualcuno ha accusato Robin e i suoi compagni di essere freddi a livello umano a causa dei pochi contatti con il pubblico, ma a smentire prontamente questa affermazione c’è la loro musica che, come solo poche band oggi sanno fare, riesce a scaldare il cuore della folla, riempiendolo di forti e uniche emozioni.
Setlist Fleet Foxes:
The Plains / Bitter Dancer
Mykonos
English House
Battery Kinzie
Bedouin Drees
Sim Sala Bim
Your Protector
White Winter Hymnal
Ragged Wood
He Doesn’t Know Why
Lorelai
The Shrine / An Argument
Blue Spotted Tail
Grown Ocean
__________________________
I Let You
Sun It Rise
Blue Ridge Mountains
Helplessness Blues
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