12.11.2011 Constellations Festival @ Leeds University Union, Leeds (UK)

A cura di , 27 novembre 2011

Un sentito ringraziamento a Simon Fogal e a tutto il team della Ilikepress per la gentile collaborazione.

 

Arriva la seconda edizione del Constellations, un piccolo festival di una giornata appena che si svolge all’interno dell’università di Leeds, che è anche l’org anizzatrice di questa manifestazione. Lo scorso anno sui palchi del prestigioso ateneo dello Yorkshire avevano suonato band quali Broken Social Scene, Les Savy Fav!, Los Campesinos !, Liars e l’evento era andato completamente sold-out con largo anticipo, nel 2011, invece, probabilmente a causa della crisi economica mondiale, ci sono ancora biglietti a disposizione anche il giorno stesso, ma alla fine verranno quasi tutti venduti.

La formula vincente di questo festival inglese è quella di portare alcune band già note a livello internazionale, assieme a gruppi giovani e promettenti in cerca di fama e nuovi fan: se band come Wild Beasts, The Antlers, Stephen Malkmus & The Jicks, The Big Pink, Yuck garantiscono un buon numero di presenze, è altrettanto vero che altre quali Summer Camp, Islet, Ringo Deathstarr, Braids, Givers sono tra i nomi nuovi più i nteressanti da seguire.

I concerti iniziano nel primo pomeriggio e terminano verso le undici di sera e si svolgono su quattro diversi palchi, divisi su a lcuni piani.

Il primo show a cui assisto oggi è quello dei Big Deal (voto: 6,5), un duo anglo-americano, il cui debutto ‘Lights Out’ è uscito lo scorso settembre: la sala Riley Smith è parecchio larga e, nonostante questa band sia ancora poco conosciuta, è quasi piena, forse a causa del lavoro fatto dai blog musicali che li hanno paragonati più volte agli XX, a causa del binomio di voci maschile/femminile che li caratterizza. La musica di Kacey Underwood e Alice Costelloe è costruita esclusivamente intorno alle loro chitarre, una acustica ed una elettrica, racconta di amori e problemi giovanili, è assolutamente tranquilla e rilassata e a chi scrive ricorda parecchio gli Slow Club.

Rimango nella stessa stanza per il successivo concerto: sul palco salgono gli Zulu Winter (voto: 6), un gruppo proveniente dalla capitale britannica, formatosi appena ad inizio anno. Il loro sound veleggia tra suoni tropicali/tribali, mentre la voce del cantante Will Daunt, a dire il vero un po’ troppo eccitato, passa dal falsetto ad una voce più maschile ed energica con una buona facilità: il primo paragone che mi viene in mente sono proprio gli headliners di questa sera, i Wild Beasts, a cui bisogna aggiungere la buona velocità e le energiche percussioni dei Friendly Fires.

Anche la band successiva suona all’interno della sala Riley Smith: sono i gallesi Islet (voto: 8), una delle migliori promesse della scena gallese. Li ho già visti più volte come spalla di altre band prima e in giro per i festival poi, ma è sempre qualcosa di incredibile assistere ai loro scatenati live-show. Il loro esordio ‘Illuminated People’ uscirà a fine gennaio (e dovrebbe portarli anche da noi in Italia il mese successivo), dopo due eccellenti EP, pubblicati nel corso del 2010; la loro energia è pazzesca, le percussioni piene di carica positiva e la loro musica è sempre imprevedibile e capace di spiazzare l’ascoltatore, non dando alcuna indicazione di dove possa andare in seguito. E’ un vero e proprio spettacolo vedere questo gruppo su un palco: nonostante l’età superi di poco i venti anni, hanno già una buona esperienza live, sono tutti polistrumentisti, sanno divertire e non è difficile trovare qualcuno dei suoi membri suonare in mezzo alla folla, come succede al frontman Mark Thomas durante l’ultimo pezzo.

Scendo le scale per raggiungere lo Stylus, il più largo dei quattro spazi del festival: è ora il turno di uno degli artisti più attesi dal pubblico dello Yorkshire oggi, Stephen Malkmus (voto: 8), tornato con i suoi Jicks, dopo la parentesi della reunion con i Pavement lo scorso anno. Durante l’estate è uscito l’ottimo ‘Mirror Traffic’,  su cui si basa la maggior parte

dello show di stasera, senza però tralasciare qualche assaggio anche da tutti i loro album precedenti. La grande sala è piena all’inverosimile, nonostante l’orario particolare per un gruppo di questo livello (poco dopo le sei di pomeriggio). Come già scritto in fase di recensione dell’album su questa webzine, l’ultimo lavoro di Malkmus è senza dubbio il più influenzato dalle sonorità della sua precedente band, e questo si riflette anche sullo show di Leeds: il quarantacinquenne frontman, una grandissima ispirazione per tante nuove band, incluso gli Yuck che suoneranno poco dopo sullo stesso palco, è sempre in gran forma, sembra un ragazzino, si diverte, sa far divertire e il suo indie-rock è assai apprezzato dalla folla inglese, che nell’oretta scarsa a disposizione del gruppo statunitense si esalta notevolmente, già dall’iniziale e controversa Senator.

Dopo una pausa per la cena, torno allo Stylus per vedere gli Yuck, che sono però già verso la fine del loro concerto: ho il tempo di ascoltare appena un paio di pezzi del gruppo capitanato da Daniel Blumberg e Max Bloom, ma la conclusiva Rubber è una pura carica di energia e adrenalina.

Mi sposto poi verso il minuscolo Mine, dove suoneranno i Ringo Deathstarr (voto: 6,5), band shoegaze proveniente da Austin, che passerà anche al Bronson di Ravenna nelle prossime settimane. Lo show, purtroppo, incomincia con un notevole ritardo a causa del protrarsi dei precedenti concerti e ai tre texani non rimane nemmeno mezz’ora per suonare. Risolti i problemi tecnici iniziali, la band di Elliott Frazier riesce nell’intento di sfondare i timpani dei presenti con notevoli distorsioni chitarristiche e una batteria dal ritmo imponente, lasciando invece la voce in sottofondo: impossibile non citare My Bloody Valentine e Velvet Underground tra le loro evidenti citazioni, altrettanto impossibile è non notare la bellezza della bassista Alex Gehring, che lavora anche come fotomodella.

L’ultimo concerto del festival è ancora nello Stylus e vede una notevole presenza di persone: i Wild Beasts (voto: 8,5) nel corso di pochi anni e con appena tre eccellenti album all’attivo hanno saputo conquistare una larga fascia di pubblico, sia nella natia Inghilterra che nel resto dell’Europa. I quattro ragazzi provenienti dalla Cumbria, si sono trasferiti già da alcuni anni proprio a Leeds, città dove hanno incominciato ad ottenere un largo successo, e stasera per loro si tratta quasi di un homecoming gig; con loro suona anche Katie Harkin (cantante degli Sky Larkin, band proprio della città dello Yorkshire), che gli ha già accompagnati in varie date del loro tour e che si occupa delle tastiere e dei backing vocals. La setlist di stasera contiene pezzi presi da tutti e tre gli LP del gruppo di Kendal, con la sempre suggestiva The Devil’s Crayon e la meravigliosa Albatross a suscitare le migliori reazioni tra il pubblico; il falsetto di Hayden Thorpe ben si armonizza con la voce cupa e profonda di Tom Fleming, creando un interessante contrasto vocale, la loro musica è costruita perfettamente e, con la sua atmosfera dreamy, riesce a trasportare la folla di Leeds in un magnifico e magico mondo fatto di sogni e paesaggi meravigliosi: stasera sembra voler essere una celebrazione per i Wild Beasts, quasi a voler ringraziare i presenti, dimostrando loro gli enormi progressi fatti dal primo concerto, proprio al Trash di Leeds, sei anni fa, ad oggi.

Anche nel 2011 il Constellations Festival ha saputo portare ottima musica all’interno dell’università di Leeds, un altro buon successo per questa manifestazione: nove ore di live-show, quasi a voler festeggiare questo tiepido e (a queste latitudini) inaspettato sole novembrino. La speranza è di poter ritornare anche nel 2012!