28.11.2011 Noel Gallagher's High Flying Birds @ Alcatraz, Milano
Per parlare del primo concerto di Noel Gallagher con i sui High Flying Birds è forse utile iniziare dalle fini. Da quella dell'esibizione stessa, una Don't Look Back In Anger che i supporter italiani non usi alle trasferte oltre confine attendevano con trepidazione, a quella degli Oasis. Quel fatidico agosto ha generato reazioni miste: disperazione, indifferenza, rassegnazione; perché volenti o nolenti gli Oasis sono stati una parte importante del pop-rock mondiale e Noel Gallagher il padre putativo di tutta una schiera di band britanniche nate negli ultimi anni. Senza contare il potere iconografico riassunto dai fratelli Gallagher negli anni'90, ancora più potente in quanto inserito nel contesto del Britpop. Non a caso prima di varcare il portone dell'Alcatraz una collega mi chiedeva conto dell'elevatissimo grado di emulazione, di Liam più che altro, presente tra i ragazzi nelle vicinanze, e stiamo parlando di una persona che lavora da anni nel settore.
Praticamente gli Oasis hanno fatto esplodere un movimento a sè stante, hanno permesso ai ragazzi nati nei primi anni'80 di venire catapultati nell'estetica di tre decenni di cultura britannica più o meno indie con un effetto domino, fino a quelli che quando Some Might Say raggiungeva il primo posto nelle chart inglesi ancora dovevano nascere. Questo solo per fare un quadro generale sul dramma generale che lo scazzo definitivo tra Liam e Noel Gallagher, l'ultimo atto della sibling rivalry, può aver suscitato nella folta schiera di fan della band di Manchester, fino ad assumere i contorni dello scontro tra fazioni alla ricerca del vero responsabile di cotanto scempio. Fatto sta che nel 2011 il maggiore dei due fratelli Gallagher, autore di quasi tutte le canzoni degli Oasis, ha finalmente pubblicato l'album solista di cui si parlava da anni, arrivando circa 8 mesi dopo il debutto dei Beady Eye, de facto gli Oasis con un Noel in meno. Alla prova in istudio il maggiore dei due terribili mancuniani vince facile, pur non brillando per eccessiva originalità e mostrando più che altro l'ormai totale passaggio dalla Liverpool dei Beatles a quella dei La's, ma sempre meglio del cut'n'paste dei Beady Eye, progetto che ha chiaramente ferito le capacità autoriale di Andy Bell e Gem Archer che vedono ben lontani i tempi di Ride, Hurricane#1 ed Heavy Stereo.
La curiosità è quindi tutta rivolta a questa sera, il tanto atteso esordio live in Italia dei Noel Gallagher's High Flying Birds, talmente atteso da finire sold out in un batter d'occhio e fortunatamente per i tanti non presenti trasmesso in diretta da RTL 102.5 (è da poco andata sold out anche la data romana del 13 marzo all'Atlantico Live di Roma). La scaletta è immutata rispetto alle ultime esibizioni e all'accendersi del logo luminoso sullo sfondo, una grafica che ricorda le liquide copertine degli album psichedelici '60s, la band attacca con It's Good To Be Free, b-side di Whatever, singolo degli Oasis risalente al 1994 e tornato recentemente in auge nello spot di un noto operatore di telefonia mobile. Sulla decisione presa da Noel di suonare anche i pezzi degli Oasis si è discusso e si continua a discutere, alcuni hanno addiritturaconsiderato la cosa come una mancanza di coraggio, discorso che a mio avviso potrebbe valere solo per il fatto di non aver chiuso la scaletta con un brano nuovo, come punto esclamativo. La realtà è che ascoltare un brano come It's Good To Be Free esenza le scosse rumoristiche della versione originale è interessante e attuale, a maggior ragione se la band di fatto è completamente inedita, escluso Mike Rowe già in carica delle tastiere dai tempi di Be Here Now. Proprio Mike Row sale prepontentemente alla ribalta ricreando gli archi morriconiani nel primo pezzo degli High Flying Birds che arriva in terza posizione, l'opening dell'album Everybody Is On The Run. Dal vivo rende abbastanza bene il corposo e corpulento Jeremy Stacey (fratello di Paul Stacey, storico collaboratore di Gallagher) vestito da drugo, ed è piuttosto Noel a non essere in formissima stasera, come ammetterà poi lui stesso nel suo "diario di bordo", la voce a volte resta strozzata e si nota la fatica sulle note più alte, così come non esce benissimo il basso dell'ex The Zutons Russell Pritchard. La scaletta continua sul solco degli High Flyin' Birds con i singoli If I Had a Gun... e The Death of You and Me interrotti dalla b-side The Good Rebel che dimostra per l'ennesima volta come con gli scarti di Noel Gallagher si potrebbe fare una carriera parallela di successo. Freaky Teeth con il suo incalzante blues e l'organo hard boiled è l'unico inedito della serata, pezzo lasciato alla dimensione live e che nelle scorse settimane era stato al centro di un gossip che lo voleva come destinato alla colonna sonora per il prossimo film di James Bond.
Il primo momento clou della serata è nella doppietta Wonderwall-Supersonic, partitura per voce, acustica e piano, con il placet di Ryan Adams ed è qui che arrivano i primi pop, passatemi il termine da wrestling, da delirio, una risposta di pubblico sulla quale non c'è da aggiungere, il classico coro da stadio più potente di sempre che si quieta su (I Wanna Live In a Dream In My) Record Machine, una delle canzoni che in forma indefinita gira da anni nell'ambiente e che è forse il maggior punto di contatto tra le due vite di Noel Gallagher.Parlando di stadio è al Liam Gallagher del manto erboso, il bad boy del Manchester City tanto caro ai Gallagher Mario Balotelli, che viene dedicata AKA...What A life!. Uscito in UK come secondo singolo al posto di If I Had a Gun e spinto dal commercial della Vauxhall legato alla Nazionale inglese di calcio, è questo il pezzo più coraggioso dell'album con le sue incursioni dance alle quali il maggiore dei fratelli Gallagher non è certo nuovo, ma che lo hanno sempre affascinato senza che vi si concedesse del tutto, ed è forse anche quello più difficile da rendere live. Come già detto la voce di Noel questa sera non è nella migliore forma di sempre e si sente nei punti più ostici, la batteria a volte cincischia e non basta l'egregio lavoro del buon Mike Rowe nel creare la spina dorsale per uscirne puliti.
La linea delle gambe in movimento cala per una delle mie immagini preferite della serata: Talk Tonight regalata da un Noel acustico con la band a guardargli le spalle; e qui si entra nel soggettivo, perché sin da ragazzino è sempre stata una delle mie b-side preferite nella sua semplicità, anche perché quando parliamo di melodia il figliol prodigo di Burnage è un asso, e lo è sempre stato, come nell'altra b-side di Whatever proposta, una Half The World Away cantata in modo liberatorio da tutti i presenti.
Nel mentre altri due momenti dall'ultimo album, incluso AKA...Broken Arrow, a mio avviso uno dei maggiori candidati al ruolo di ultimo singolo, e la richiesta del pubblico di The Masterplan che si merita una risposta nel più classico Gallagher style: " Conoscete iTunes? Costa 1 euro, andate a comprarvela".La chiusura del set, al netto del bis, è affidata a Stranded On a Wrong Beach dalle chitarre americane cariche come non mai e il ritornello da stadio, e qui si potrebbe aprire la parentesi di come il suono degli ultimi album degli Oasis, percorso caratterizzato da connotazioni sempre più marcatamente a stelle e strisce iniziato forse già nel 2000 con "Standing On The Shoulder Of Giants", abbia trovato la definitiva quadratura nel primo lavoro solista di Noel.
Dopo una pausa condita da chants vari l'encore è tutto a tinte Oasis con un ritorno sulle note di Little By Little alla fine della quale la platea si esibisce nel ritornello della già richiesta The Masterplan prima di passare a The Importance Of Being Idle. Con il rip off di Clean Prophet dei La's, AKA The Importance Of Being Idle, la bandierina sulla luna di Noel lo scouser suonata in maniera anche più rapida e decisa, il concerto si avvia verso la conclusione ma c'è il tempo per un ultimo simpatico scambio di battute con il pubblico che continua a chiedere The Masterplan, nemmeno fossimo al pianobar."Abbiamo tempo per solo un'altra canzone quindi potete avere The Masterplan...o Don't Look Back In Anger. Live Forever? Zuton Fever? (brano del 2004 dei Zutons del bassista Russell Pritchard NdSalford)" chiede un Noel a metà tra il contrariato e il divertito scatenando una sorta di applausometro virtuale, che ovviamente vede vincere l'immancabile hit tratta da (What's The Story)Morning Glory? Io sarei stato curioso di ascoltare Zuton Fever e resto dell'idea che sarebbe stato più di impatto lasciare sul fondo della scaletta qualche pezzo nuovo, ma la chiusura di ogni concerto che ospiti un Gallagher sul palco, a meno che non sia Rory, ha forse in effetti l'obbligo morale di chiudersi con quella che è stata la più grande impronta lasciata dagli Oasis nella storia del pop-rock. Un momento eucaristico che mancava da troppo tempo e che al di là dei giudizi su l'uno o l'altro fratello, personalmente continuo a reputare il Liam degli ultimi anni inascoltabile, specialmente dal vivo, lascia i fan degli Oasis che reputano la band di Manchester tanto speciale con la speranza che in realtà siano un po' come tutte le altre band e fra qualche anno si riuniscano anche loro per celebrare un ventennale.
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- Noel Gallagher, RTL 102.5, Milano
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