08.12.2011 The Leisure Society & Heritage Orchestra + Loney Dear @ Barbican Hall, Londra (UK)
Occasione speciale oggi per The Leisure Society: la band originaria di Brighton, ma ora residente a Londra suonerà in una location prestigiosa come il Barbican, accompagnata dall’Heritage Orchestra, in una specie di regalo natalizio ai propri fan. Alcuni dei brani dei loro due album, ‘The Sleeper’ e ‘Into The Murky Water’, sono stati riarrangiati assieme all’orchestra in modo da regalare ai fortunati spettatori un suono pieno e ricco di strumenti, una vera gioia per le orecchie.
Il Barbican Centre Of Performing Arts è un immenso spazio che ospita manifestazioni artistiche di ogni tipo, situato nella City, il cuore pulsante della capitale inglese: stasera la Hall, che ha una capacità di poco meno di 2000 persone, è molto vicina al sold-out, a dimostrazione che il talento, combinato alle belle, semplici e spensierate melodie del nuovo lavoro dei Leisure Society, ha portato loro un buon numero di fan.
La serata si apre con il concerto di Loney, Dear, folk-singer svedese. Emil Svanangen, questo il nome del cantante che si nasconde dietro a questo progetto, è accompagnato solamente da una musicista che suona la fisarmonica e si occupa dei backing vocals: lui, invece, abbandona la sua chitarra acustica molto di rado, solo quando utilizza le percussioni. Il barbuto cantautore nordeuropeo, nella mezz’ora a sua disposizione, intrattiene il pubblico con grande simpatia e riesce a regalare un assaggio delle sue melodie, spesso cupe, ma sempre gradevoli all’ascolto, dimostrando anche buone capacità tecniche.
Sono da poco passate le nove, quando sale sul palco l’Heritage Orchestra, diretta da Jules Buckley e composta da ben trenta elementi, mentre qualche attimo dopo è un applauso scrosciante ad accogliere i Leisure Society: l’emozione è assai elevata, anche la tensione sui volti dei componenti della band è visibile, ma tutto si scioglie dopo pochi attimi. L’introduzione dell’orchestra a A Fighting Chance è semplicemente indescrivibile, il suono di archi e ottoni è qualcosa di meraviglioso ed è quasi impossibile trattenere le lacrime perché il pezzo che apre ‘The Sleeper’ è talmente bello da suscitare sensazioni incredibili nel cuore di qualsiasi ascoltatore. Se la musica della band capitanata da Nick Hemming e Christian Hardy ha abituato i suoi fan ad un suono orchestrale, oggi, la ricchezza strumentale è ancora più evidente e il loro sound diventa qualcosa di incredibilmente maestoso e perfetto, come si può notare in The Sleeper, mentre la sempre pulita ed elegante voce del frontman, recita un ruolo fondamentale e rimane comunque nel pieno centro della scena. La batteria di Bas Hankins, seppur decisamente spostata sulla sinistra del palco, è capace di dettare il ritmo ai pezzi, senza però risultare invadente, mentre il flauto della sempre bellissima Helen Whitaker, la fidanzata di Nick, accompagnato dagli altri fiati dell’Heritage Orchestra, sembra voler portare l’ascoltatore in un giardino di una calda mattinata primaverile, dove i volatili augurano il buongiorno al mondo che li circonda attraverso il loro allegro e melodioso cinguettio. Man mano che il tempo passa le emozioni si fanno sempre più belle ed intense: We Were Wasted vede Nick pizzicare delicatamente la sua chitarra e i corni dell’orchestra completano perfettamente il sound del pezzo, portando l’intensità a livelli incredibili. Ancora lunghissimi applausi e uno stato di commozione per la splendida Save It For Someone Who Cares, seguita da The Last Of The Melting Snow: qui non è solo la neve a sciogliersi, ma anche i cuori degli spettatori che riempiono oggi il Barbican Centre, il sound raggiunge la perfezione e la ricchezza degli strumenti mette i brividi a chi ha la fortuna di poter ascoltare. I sentimenti si alternano: se If God Did Give Me A Choice è un pezzo molto triste, scritto in un momento di depressione e che ‘mai avremmo pensato di suonare dal vivo’, la title-track del secondo album e la conclusiva This Phantom Life rispecchiano la parte più gioiosa del collettivo inglese e l’orchestra magistralmente diretta da Jules Buckley non fa che aumentare ulteriormente questa sensazione.
Nell’encore il gruppo di Brighton rientra senza l’accompagnamento, mentre Hardy ne approfitta più di una volta per scherzare con il pubblico: dopo un paio di pezzi estratti dal nuovo album e una cover in chiave folk-pop di A Little Respect degli Erasure, la conclusiva A Matter Of Time, dedicata da Nick al nipote nato proprio il giorno prima, vede il rientro dell’Heritage Orchestra; ciò che si viene a creare è semplice magia allo stato puro, si perdono tutti i sensi, si è quasi ipnotizzati dal suono di questo brano e gli applausi tributati alla band sembrano non voler finire aver fine.
Un esperimento natalizio completamente riuscito e la dimostrazione di un’ulteriore crescita e di una definitiva maturità per i Leisure Society.
L’appello all’amico Eric è di riportarli al più presto in Italia!
Setlist The Leisure Society:
A Fighting Chance
The Sleeper
The Hungry Years
We Were Wasted
Save It For Someone Who Cares
The Last Of The Melting Snow
Into The Murky Water
If God Did Give Me A Choice
Just Like The Knife
This Phantom Life
________________________________
Our Hearts Burn Like Damp Matches
Dust On The Dancefloor
A Little Respect
A Matter Of Time
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