21.01.2012 We Were Promised Jetpacks @ Bronson, Ravenna

A cura di , 26 gennaio 2012

 

Visitare Ravenna durante l’inverno suscita una sensazione molto diversa rispetto a quella percepita in estate ai concerti all’Hana-Bi: anche la Romagna è avvolta da una fitta coltre di nebbia sin dal primo pomeriggio e il freddo è pungente. Stasera al Bronson, il locale di Madonna Dell’Albero, prima periferia del capoluogo romagnolo, saranno i giovanissimi scozzesi We Were Promised Jetpacks ad esibirsi per la loro quarta ed ultima data del tour italiano: dopo l’uscita dell’ottimo secondo album ‘In The Pit Of The Stomach’, i quattro inglesi sono finalmente ritornati nella nostra penisola.

Mancano circa venti minuti alla mezzanotte, quando i ragazzi di Edimburgo salgono sul palco: subito l’intenzione dei We Were Promised Jetpacks è quella di creare un sound maestoso, come si può notare già dall’introduzione dell’iniziale Circles And Squares, il livello del rumore è immediatamente notevole, l’aggressività è subito elevata, in particolare il biondo batterista Darren Lackie picchia con gran vigore sul suo drum-kit; gli ingredienti vincenti della band scozzese sono, già dall’inizio del concerto, la voce del loro frontman Adam Thompson e soprattutto il livello di emozionalità che sanno raggiungere i loro brani. Se questa sensazione era già presente durante l’ascolto dei loro album sul supporto, viene resa ancora più incredibile nella dimensione live, dove vengono raggiunti picchi molto elevati. L’adrenalina scende a fiumi, il pubblico, purtroppo non numeroso come meriterebbe una band di questa levatura, è subito partecipe appena sente le prime note del vecchio singolo Quiet Little Voices, diventato ormai un e vero e proprio inno per i We Were Promised Jetpacks: il ritornello catchy conquista immediatamente e l’energia non viene mai a mancare. Se la voce di Thompson copre più livelli di tonalità, non si può dire lo stesso della parte strumentale: il sound è maestoso e potente dall’inizio alla fine della loro ora di concerto e un pezzo come Sore Thumb sa regalare una serie di emozioni infinite. La conclusiva It’s Thunder And It’s Lightining è piena di epicità ed è la maniera migliore per finire il loro show: il lavoro di Michael Palmer alla chitarra è incredibile e perfetto e Lackie continua a pestare pesantemente la sua batteria, mentre il pubblico ravennate accenna un timido tentativo di pogo.

Prova live superata molto positivamente dalla band scozzese che, nonostante la giovane età, ha comunque dimostrato di saper tenere bene il palco ed è riuscita a fare dimenticare ai presenti il pessimo clima che li aspetta all’uscita.

 

Setlist:

Circles And Square

Quiet Little Voices

Medicine

Through The Dirt And The Gravel

Ships With Holes Will Sink

Picture Of Health

Roll Up Your Sleeves

Sore Thumb

Boy In The Backseat

Pear Three

It’s Thunder And It’s Lightning