Andrew Vladeck, The Wheel
A cura di josie, Mercoledi, 27 gennaio 2010

Facile farla semplice e paragonare un cantautore statunitense a tutti quei cantastorie che, di fatto, hanno fatto la storia di un genere e scritto la vita generazioni mettendole in musica; il genere presuppone continuità, la capacità di cullare l'ascoltatore in suoni caldi, spontaneità. Andrew Vladeck sostiene che "it's all about the words", ma sa bene che in realtà è tutto nel cuore. Se il ventunesimo secolo, dice lui, sta invecchiando, c'è qualcosa nella musica che resta fermo là dove è nato; e ci piace così.
Un uomo, le sue gambe e la sua chitarra; un banjo, una fisarmonica. Andrew Vladeck ritorna con un nuovo disco, il primo dal 2006. Vladeck fa sua la tradizione e la sintetizza. L'inizio del disco, in particolare, è molto fresco, estremamente orecchiabile ma non per questo sfacciatamente pop. Si avverte da subito l'imprescindibile influenza di Bob Dylan, assieme ad echi in stile Springsteen ma anche sentori di Beatles e Death Cab For Cutie. Hold me Back, a cui è affidata l'apertura, è un brano ideale per ciò che vuole rappresentare Vladeck; 3.30 e sai con chi hai a che fare. O forse no: già dal secondo pezzo il cantautore mostra un altro lato di sé, quello più cupo e viscerale e senz'altro indebitato al classico folk americano. Come la bella The 21st Century, anche brani come You Can't Kill Time e The Magnet starebbero bene in una colonna sonora di un film tutto statunitense. Non mancano pezzi che hanno le carte in regola per diventare i classi coni di Vladeck, sentire The Wheel e I Want You Near, e nemmeno atmosfere particolarmente contaminate e trasversali, come in Avenue U.
I testi sono brillanti e spesso ricchi di humour, certe immagini colpiscono più per la loro (apparente) leggerezza che per la profondità. A chi detesta i tributi troppo evidenti alla tradizione non andranno giù echi troppo esplicite di Dylan (sentire Chinatown, ad esempio), ma è sufficiente lasciarsi trasportare dal fiume del calore quasi allucinogeno di Vladeck verso l'acustico di The 21st Century per farsi catturare ancor più dalla sua voce, che questa volta risulta meno dylaniana, particolarmente autentica. Immaginatevi in un film ambientato a Brooklyn o a spasso per le strade di Central Park. Metter su "The Wheel" dà questa sensazione di libertà, almeno per una manciata di minuti.
Tracklist
01. Hold Me Back
02. You Can't Kill Time
03. The 21st Century
04. The Magnet
05. The Songs You Inspire
06. Waiting For The Coffee To Kick In
07. The Wheel
08. These Streets
09. Picking Apples In Orange Country
10. I Want You Near
11. Avenue U
12. Chinatown
13. The 21st Century (acoustic)






