Balthazar, Applause
Il Belgio è fucina straordinaria di artisti indie, citare i dEUS è scontato, ma da qui a breve tempo anche sottolineare il valore dei Balthazar potrebbe non essere reato anche se “Applause” ha ancora qualche inevitabile lacuna, rimediabile però da qui ai prossimi lavori. Partiamo col dire che i Balthazar non sono esattamente dei novellini, ma che arrivano al debut album dopo una onorata carriera in altri progetti e lo fanno con la consapevolezza di suonare un indie-pop decisamente eclettico e movimentato, nel quale la sezione ritmica è dominante su tutto il resto.
Irrequietezza e voglia di provarci, tanti stili e tante idee che spaziano dal ritmo indecifrabile di Hunger At The Door che passa nella misteriosa Morning, con tanto di violini sullo sfondo nel finale o ancora in un mix tra Badly Drown Boy e The Street in Wire, pezzo talmente british da far pensare ad una sorta di celebrazione per la scena indie più reclamizzata. L’amore per i ritmi da strada inglesi emerge anche in The Boatman, con uno stile che non è lontana da quanto fatto dei Gorillaz, dai quali si può anche attingere al frontman Damon Albarn come metro di riferimento per buona parte delle linee vocali di Maarten Devoldere.
I toni sono tendendi al grigio e quindi questa è la stagione buona per mettersi all’ascolto di questo disco che ha tutto per far diventare il nome dei Balthazar come un piccolo culto per gli amanti delle sonorità un po’ sofisticate.
Tracklist:
01. Fifteen floors
02. Hunger at the door
03. Morning
04. Wire
05. I'll stay here
06. Blues for Rosann
07. Throwing a ball
08. More ways
09. The boatman
10. Intro
11. Blood like wine
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