Columns

Immagine della column.
"Tempi Moderni": Black Flag - "The Process Of Weeding Out" (SST, 1985)

(A cura di Carlo Maramotti)

La reazione di un fan della prima ora davanti a questo disco l'avrei tanto voluta vedere, abituato com'era all'hardcore senza compromessi del gruppo californiano. Probabile il mal di testa, davanti a questo extended play dove di hardcore rimane ben poco, anche se a ben vedere già l'anno prima c'erano stati i primi sintomi su "Family Man": un lato del vinile constava solo di brani recitati da Henry Rollins, mentre l'altro era solo strumentale. Accade la stessa cosa qui, niente parole se non quelle contenute nel retro copertina: una riflessione su come il contenuto del disco possa comunicare emozioni e sensazioni all’ascoltatore, ma viceversa risulterà incomprensibile a molti poliziotti. Una sottile ironia che pervade molti testi dell’hardcore californiano.
La musica dunque, è una sorta di progressive-punk dove la chitarra di Greg Ginn la fa da protagonista con le sue volute fantasiose, ma al tempo stesse complesse: non si può certo dire infatti che i pezzi siano monotoni considerando il lessico musicale utilizzato. Quattro composizioni, di cui due piuttosto lunghe, dove accade di tutto e che anticipano diversi stili che verranno a galla negli anni '90. Ha scritto Scaruffi che la musica degli Slint è un’ideale prosecuzione di questo discorso ed in effetti immaginandola rallentata non si è lontani da quello che è stato il risultato del post-rock.
L’apertura intitolata Your Last Affront paga il debito al free-jazz, con la chitarra ad imitare il sax, ma al tempo stesso anticipa quello che sarà il jazz-punk dei Last Exit e in generale di quella scena newyorkese più estrema legata a Bill Laswell, mentre la chiusura di Southern Rise ha una struttura blues, per quanto venga sfigurata da ricami chitarristici dissonanti. Nel mezzo troviamo un breve interludio (Screw The Law), ancora legato al punk e la title-track, che con i suoi cambi di tempo ha linee di basso quasi funk in stile Minutemen. Al di là però di questi rimandi l'ascolto, per quanto non facile, non dà mai l'impressione dell'esercizio di stile poiché la sezione ritmica mantiene l'impronta rock, se così si può dire, aiutando a comprendere il grandissimo lavoro compositivo di questo genio della chitarra. Allo stesso tempo Ginn non vai mai sopra le righe, evitando di cadere nei tecnicismi metal che in quegli anni imperversavano e la faranno da padrone anche nel mainstream.

Embed



  • Contenuti multimediali

  • Galleria

Nessuna immagine disponibile.