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"Tempi Moderni": Mazzy Star - "So Tonight That I Might See" (Capitol, 1993)

(A cura di Carlo Maramotti)

Sarebbe riduttivo affermare che i Mazzy Star sono famosi per l’avvenenza della loro cantante, ovvero Hope Sandoval, anche se nell’immaginario rock è proprio così. In realtà, ovviamente, c’è di più e il disco di cui parliamo qui ne è la dimostrazione. Discendenti diretti dei Rain Parade, ovvero uno dei gruppi più rappresentativi della scena Paisley Underground, da cui ereditano l’attitudine psichedelica, furono fondati dal chitarrista David Roback, che aveva già intrapreso un percorso indipendente con gli Opal. E in effetti sono una continuazione di questi ultimi, pur con membri differenti.
“So Tonight That I Might See” fu il disco che li rese famosi, in un periodo in cui c’era grande attenzione per il rock indipendente americano, nonostante quest’album fosse decisamente differente dai suoni di Seattle che la facevano da padrone. Come già accennato si tratta di un folk spaziale, in cui la voce eterea, ma affascinante della chantuese di origine pellerossa, accompagna un suono che si ispira sia al folk-rock psichedelico che al blues dimesso dei tardi Velvet Underground, ma lo sporca con un suono chitarristico che richiama il lavoro degli Stooges, pur non raggiungendo quell’aggressività. Il risultato potrebbe essere l’unica credibile interpretazione moderna di quella che era l’idea musicale dei Doors, pur non assomigliandole.
Ed è certo questo un grande merito, tanto che questo disco si può annoverare tra i progenitori di un certo rock esistenziale e depresso (American Music Club, Smog, ecc), quantomeno per le atmosfere delicate e bisbigliate. Non deve trarre in inganno infatti l’apertura affidata a Fade Into You, che fu singolo di discreto successo, perché la maggior parte dei pezzi è molto meno immediato. Il disco si divide tra ballate scandite da brillanti tocchi di chitarre (Bells Ring) e dilatate escursioni lisergiche in cui la chitarra di Roback la fa da padrone, dialogando con la voce eterea di Sandoval (Mary Of Silence).
Nel complesso un disco di atmosfere soffuse e rilassate, sotto cui covano però tensioni pronte ad esplodere in maniera “acida”. E per chiudere come si è iniziato, la voce sussurrata, ma al tempo stesso ammaliante della Sandoval, rende questo disco una perla da conservare nella nostra (e vostra) memoria musicale.

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