Intervista

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ESCLUSIVA: scarica "La musica non serve a niente", il nuovo brano de LeSigarette

"La musica non serve a niente”. Almeno tanto quanto le sigarette per lo Zeno di Svevo, che di tabagismo si intendeva parecchio. Lo dichiara il duo romano garage/anti-pop LeSigarette - stavolta scritto tutto attaccato - che torna a un paio di anni di distanza dal primo disco e dopo un tour di oltre 100 date. Un bizzarro paradosso per chi della musica ha fatto la sua vita: Jacopo e Lorenzo lavorano da anni nella scena indipendente romana come musicisti, insegnanti, fonici, booking manager e molto altro, con un background che attinge allo spettacolo nel senso più ampio del termine, fra cabaret, busker e parate. La miscela di queste esperienze caratterizza i loro concerti per l’improvvisazione divertente e l’energia strepitosa, in un’esplosione chimica che ha provocato quasi un miracolo. Per la prima volta è stato un locale (‘Na Cosetta a Roma) a credere in un progetto musicale e a produrne il disco (trasformandola in ‘N Etichetta, ça va sans dir). Allora forse non è vero che la musica non serve, se c’è ancora chi ci crede, chi si commuove cantando a squarciagola, chi “spera in una rivoluzione” e, nel suo piccolo, la compie.

L’ironia de LeSigarette è oggi in esclusiva su Troblezine, con la titletrack del disco in digital download gratuito e una ricca intervista al duo che ne anticipa anche altri brani.

Enjoy!

Partiamo dalla title-track del vostro album, che oggi presentiamo su Troublezine in download esclusivo. Mi è venuta subito in mente la prefazione de "Il Ritratto di Dorian Gray", quando Wilde dice che tutta l'arte è completamente inutile e l'artista esiste solo per il bello. Anche nel vostro caso ho percepito un intento provocatorio. Ascoltandovi risulta evidente che siate due musicisti molto validi, quindi vi chiedo: nella musica de LeSigarette l'esperienza del bello a livello estetico è più importante del fine morale?

Morale e estetica coincidono. Noi vogliamo piacere al primo ascolto e anche al centesimo, quindi c'è bisogno di tutto. Vorremmo piacere per come suoniamo e per cosa suoniamo; per cosa diciamo e per come lo diciamo. Il punto è che i livelli di ascolto e di giudizio sono molti. Noi cerchiamo di realizzare musica che soddisfi da un punto di vista sia esperienziale che razionale. L'obiettivo è colpire già al primo ascolto, a quel livello leggero, istintivo, quello che ti fa ballare e che al massimo ti lascia in mente una frase, uno slogan o un ritornello; ma lavoriamo molto anche su ciò che si nota solo negli ascolti successivi, quelli più razionali o profondi, quelli che ti danno la possibilità di ascoltare il testo più attentamente e capire a fondo cosa diciamo. Insomma leggerezza e pesantezza, forma e sostanza, estetica e morale coincidono nella nostra volontà di soddisfare tutti i livelli di ascolto. Poi, scegliere come titolo di un disco "La musica non serve a niente" è chiaramente una provocazione; un modo per andare diretti all'essenza della questione artistica.

Come nasce la collaborazione con 'N Etichetta, la neonata label del club romano 'Na Cosetta? Mi ricordo di casi storici in cui una label affermata apriva poi un proprio locale (penso alla Factory Records col The Haçienda), ma non penso sia mai successo il contrario.

Un esempio simile su Roma è la On The Road che ha iniziato a lavorare a Il Locale da cui sono usciti Gazzè, Fabi, Silvestri e tanti altri... ma in effetti non erano i diretti gestori del club. In ogni caso l'importante è che ci sia un luogo in cui possano svilupparsi le nuove proposte artistiche; un locale di riferimento è fondamentale. 'Na Cosetta è a pieno titolo una delle realtà che sta contribuendo a far crescere la scena indipendente romana. La nostra particolare storia in questo contesto è molto semplice e per noi molto positiva. La premessa è questa: il tour del nostro primo disco autoprodotto è stato un successo, circa un centinaio di concerti in un anno e mezzo. In questo periodo non abbiamo smesso di comporre brani e alla fine del 2016 avevamo una decina di canzoni più o meno finite. Avevamo preventivato una pausa: il piano era fare ancora qualche concerto e nel frattempo creare dei provini del secondo album da proporre a varie etichette. Qui è successo quello che non ci aspettavamo: Luca di 'Na Cosetta ci ha cercato perché voleva partecipare alla nostra prossima uscita. Fantastico. Proprio quello che cercavamo: qualcuno interessato al nostro progetto, ok. Ci siamo incontrati per parlare una prima volta, non avevamo ancora capito di aver trovato chi ci avrebbe prodotto il disco. Dopo un paio di riunioni con tutti i soci di 'Na Cosetta ci siamo iniziati a fidare del loro entusiasmo e nel frattempo si è aggiunto anche Lucio Leoni con la sua Lapidarie Incisioni; è stato scioccante: avevamo trovato quello che cercavamo prima ancora di iniziare a cercarlo. Una favola. Ci hanno anticipato, è stato incredibile. Siamo andati in studio a registrare direttamente, senza fare i provini. Due mesi dopo il disco era pronto.

In mezzo a brani costituiti da un tiro garage rock e parti strumentali dalla ritmica jazz mi ha positivamente stupito Bicicletta, una ballata sbarazzina, quasi impressionista. A cosa è dovuto questo cambio di registro?

Bicicletta è un brano leggero, si. In effetti è un aspetto che non avevamo ancora sviluppato interamente. Il testo è partito da un idea di Jacopo e ha cambiato faccia varie volte. Fin dall'inizio volevamo che fosse un testo adatto ad un brano lento, calmo, poi l'ultima versione del testo di Jacopo ha premiato anche la semplicità: una passeggiata in bicicletta, appunto. Un brano molto prezioso per noi e per il disco: è un momento di pausa dentro al caos che raccontano gli altri brani. Che poi è un bellissimo caos in cui ci siamo cacciati noi due e una buona fetta della nostra generazione che ha scelto un lavoro creativo, ma questo è un discorsone che può finire subito nella retorica... lasciamo stare. Diciamo che si vive in un epoca di condivisione degli highlights, ma l'importante è anche saper staccare la spina. Semplicemente farsi una pedalata e stare calmi, riposare la mente, dovrebbe essere una cosa normale invece è un evento speciale per chi è sempre connesso ai casini che deve risolvere. Ecco, bicicletta è una pausa necessaria.

Se in Non Peso Niente si cerca una via per la pace attraverso la meditazione, in Siluro si fantastica di volare via nello spazio. E' molto difficile in una città caotica come Roma trovare l'equilibrio interiore?

Roma è molto complessa: come in ogni grande città, sei costretto a trovare ogni giorno un compromesso tra quello che vuoi tu e quello che ti propone tutto il resto dei cittadini, non è una questione necessariamente negativa, ma ci vuole calma e sangue freddo. Nei nostri brani lo stress della vita urbana c'è sempre, è ovunque perché questa è la nostra vita, noi, come tutti, viviamo un po' di caos ogni giorno. Avere degli strumenti che permettono di ascoltare il proprio ritmo è necessario, altrimenti si vive malissimo; poi ognuno trova la propria via. La meditazione di Non peso niente, la fantasia di Siluro, e riagganciandoci alla domanda precedente, anche la passeggiata di Bicicletta, sono differenti vie per ritrovare e mantenere la calma.

Mi piace chi esterna liberamente i propri pensieri con cognizione di causa, cosa che accade in Vaffanculo. Chi vorreste mandare a fanculo oggi?

Nessuna categoria in particolare. Viviamo in anni di malcontento che si risolvono troppo spesso in maniera un po' superficiale, si trova subito un capro espiatorio e ci si sfoga ingiustamente. Oggi è più importante restare calmi, studiare, capire, c'è bisogno di questo e non di chi fomenta. Però, ognuno ha la sua vita e i suoi rapporti e a livello personale il discorso è diverso. Nel caso specifico del brano, si tratta proprio di una brutta storia personale capitata a Lorenzo, ma non brutta nel senso di cattiva, proprio brutta da raccontare, noiosa, negativa, se non per il gran finale con quel suo vaffanculo liberatorio che chiude ogni rapporto di lavoro e di amicizia, dopo un lungo susseguirsi di comportamenti poco rispettosi. Ecco in questi casi te lo meriti proprio e forse ti fa pure bene che qualcuno ti ci mandi.

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