Intervista

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Stu Larsen: " La maggior parte delle canzoni parlano di luoghi in cui sono stato e di persone che ho incontrato sulla mia strada"

Questo weekend è uscito, via Nettwerk Records, il secondo album di Stu Larsen, “Resolute”: il musicista indie-folk australiano, dopo aver ottenuto un buon successo con il suo esordio, “Vagabond”, è stato perennemente in tour, spesso in compagnia del suo amico e collaboratore Passenger e solo ora torna con questa seconda fatica. Noi di Troublezine.it abbiamo approfittato di questa occasione e delle sue date autunnali italiane (sabato 21 ottobre al Locomotiv Club di Bologna e domenica 22 al Serraglio di Milano) per contattarlo via mail per parlare, oltre che del nuovo LP, delle sue influenze, di Passenger e del suo rapporto con i fan italiani. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Stu, come stai? Benvenuto sulle pagine di Troublezine.it. Ho letto che hai iniziato a suonare quando eri molto giovane. Per favore puoi raccontare ai nostri lettori qualcosa sulla tua carriera fino a oggi? Sto bene, grazie. In questo momento sono seduto nel backstage della Neumünster Abbey in Lussemburgo, dove ho la fortuna di suonare stasera prima di Passenger. Lui è una delle ragioni principali per cui sono riuscito a costruirmi una carriera. Ho iniziato a cantare nel coro di una chiesa di una piccola città quando avevo cinque anni, poi sono stato persuaso a imparare a suonare la chitarra all’eta di quattordici anni e ho iniziato a suonare in qualche serata “open mic” e a qualche show in piccoli caffé, prima di iniziare ad andare in tour circa dieci anni fa. Gli ultimi dieci anni sono stati semplicemente fantastici, ho viaggiato per il mondo con la mia chitarra e ho incontrato alcune persone veramente fantastiche lungo la mia strada!

Il tuo sophomore, “Resolute” uscirà tra pochissimi giorni (complimenti! E’ veramente bello): c’è stata pressione su di te mentre scrivevi questo nuovo lavoro, dopo aver ricevuto molte critiche positive per il tuo debutto? Grazie per le tue parole gentili, mi fa molto piacere che ti piaccia il mio nuovo album. Ci è voluto un po’ per crearlo. Sono dovuto stare da solo per settimane per cercare di finire queste canzoni. Questa è stata l’unica pressione che ho sentito per finire le canzoni! Sono bravo a scrivere idee e mezze canzoni, ma mi ci vuole un po’ di più per farle diventare un’opera d’arte finita.

Hai registrato alcuni memo vocali sul tuo telefono: ci puoi spiegare come si sono sviluppati e sono diventati poi le canzoni che possiamo ascoltare sul tuo secondo LP? Spesso ho in mente una piccola melodia, ma non mi sento ancora pronto per sedermi e scrivere una canzone intera, così normalmente tiro fuori il telefono e registro la piccola idea in un memo vocale per recuperarla in seguito. Credo che questo sia ciò che la maggior parte dei cantautori fanno di volta in volta. Il mio problema è che ho così tante piccole melodie salvate, che, quando le vado a recuperare, non riesco a riconoscerne alcune!

Hai scritto il tuo nuovo LP tra la Scozia, la Spagna e l’Australia: il tuo songwriting è stato influenzato in qualche modo da queste ambientazioni? Di che cosa parlano i tuoi testi? Sono personali? Credo che le canzoni siano sempre influenzate dai tuoi ambienti, che tu lo senta oppure no. Ho scritto By The River mentre ero seduto in un piccolo cottage sul fiume Wanganui in Nuova Zelanda, così quella canzone è stata influenzata dal luogo in cui mi trovavo in quel momento. La maggior parte delle canzoni parlano di luoghi in cui sono stato e di persone che ho incontrato sulla mia strada. Credo di scrivere di qualsiasi cosa abbia di fronte in quel momento.

Hai lavorato e sei stato molto spesso in tour con il tuo amico Mike Rosenberg (Passenger) negli ultimi anni: quanto sei stato influenzato dalla sua musica? E’ difficile dirlo a voler essere onesti! Molte persone dicono che abbiamo un suono simile, ma non sono sicuro che il mio stile sia cambiato molto da quando ci siamo incontrati. O forse è stata una cosa graduale che non ho mai notato molto. Sono influenzato da lui in generale, dal modo in cui vive la sua vita, dal modo in cui sa darsi generosamente a quelli che lo circondano, dal modo in cui lui mette tutto in quello che sta facendo, lui è al top di questo gioco e non si puo’ non essere ispirati da ciò!

Hai viaggiato parecchio recentemente: viaggiare, vedere nuovi posti e incontrare nuove persone quasi ogni sera sono stati un’influenza sul tuo songwriting? Sempre. Scrivo costantemente sui luoghi in cui sono e sulle persone con cui esco. Per me questo è dove provengono le storie e spero che nei prossimi anni ci saranno ancora tante altre avventure che ispereranno tante altre canzoni.

Quali sono state le tue maggiori influenze musicali nella tua carriera finora? Ho ascoltato tantissima musica blues quando ero più giovane, poi mi sono spostato sugli artisti folk e sui cantautori. Gente come Neil Young, Ray LaMontagne, Damien Rice sono stati molti dei miei ascolti nel corso degli anni, così come amici quali Passenger, Tim Hart, Luke Thompson, Tim Moore e Jed Appleton, che hanno realizzato tutti ottima musica nel corso dell’ultimo anno o due.

Hai suonato in Sardegna poche settimane fa: ti è piaciuta questa esperienza? Tornerai in Italia – Bologna e Milano – in ottobre: ti piace l’Italia? Che rapporto hai con i tuoi fan italiani? Amo la Sardegna! Non c’è stato il sole mentre ero lì, ma le persone erano così calorose e amichevoli, che non mi è importato! Mi piace veramente molto suonare in Italia e rimango sempre sorpreso dalle persone che vengono a vedermi, in alcuni casi viaggiando per ore e ore. I fan italiani sono tra i più fedeli al mondo e ogni volta che lascio il vostro paese mi sento così amato.

Hai qualche nuova band o artista interessante da suggerire ai nostri lettori? Oltre agli amici che ho appena menzionato, sto ascoltando tantissimo questa fantastica band di Melbourne che si chiama The Teskey Brothers. Ascoltali e fatti trasportare da loro in un altro tempo e in un altro luogo.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa intervista? Credo che Going Back To Bowenville possa forse essere un buon soundtrack per questa intervista.

[Si ringrazia Valentina Bracchi di Ja La Media Activities per la preziosa collaborazione nel realizzare questa intervista.]

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