Live Report

Immagine del live report.
30.07.2015 Slowdive @ Fiera Della Musica, Azzano Decimo (Pn)

Il paradiso tra gli estremi.

Al punto A c'è quella Heaven Sent An Angel dei Revolver che un dj particolarmente illuminato mette in scaletta, nella musica di sottofondo, prima dell'inizio del concerto degli Slowdive (uno dei miei pezzi preferiti di sempre che mi ha realmente fatto entrare nel vero clima della serata, anche più delle comunque convincenti Savages), mentre al punto Z una pioggia torrenziale che scende copiosa e abbondante proprio alla fine del set del gruppo di Reading, quasi come fosse calato veramente il sipartio sulla serata: finito l'incanto si torna alla realtà, e per risvegliarci dai nostri sogni meravigliosi solo una vera e propria "lavata" di viso può porre fine al sonno paradisiaco che ci ha rapito mente e cuore per 67 minuti. In mezzo, appunto, a completare idealmente questo alfabeto di suoni e sensazioni ci sono loro, gli Slowdive, che per il minutaggio indicato mi hanno realmente trasportato in una dimensione magnifica.

Di solito quando guardo i concerti in compagnia (al mio fianco in quest'avventura friulana c'erano Gianni, Claudio e la collega di Troublezine Martina) è inevitabile scambiare qualche battuta su un pezzo o sui suoni o quant'altro, stavolta no. Ho parlato pochissimo con chi mi stava vicino, giusto qualche parola per esprimere il mio stato di estasi assoluta. Più di una volta ho chiuso gli occhi e lasciato che la musica entrasse nelle mie orecchie e permeasse completamente cervello e cuore, e vi assicuro che non è stato difficile. Non sono mai bagliori accecanti quelli di Slowdive, ma sono onde sonore corpose e ricche di di riverberi e magia che investono tutto il nostro essere: non c'è il colpo diretto, ma la capacità di essere avvolgenti e così delicati, anche quando il rumore riempie e satura tutti gli spazi (audio perfetto a mio avviso quello del palco di Azzano Decimo). 10 brani, non di più. Un po' pochi forse? Sinceramente non mi interessa. Io questo live l'ho vissuto come un flusso ininterrotto, come se non ci fosse un vero e proprio stacco fra i brani, lasciandomi trasportare. Ma nonostante questo non ho potuto non notare l'eleganza assoluta di Rachel, in quel delizioso vestitino nero, che si divideva tra microfono, tamburello e chitarra o lo stile impeccabile e maestoso, a tratti, di Simon alla batteria e poi la bravura infinita di Neil. Si resta senza parole e senza fiato, come se l'aria a un tratto si fosse fatta talmente rarefatta che nei polmoni non arrivasse abbastanza ossigeno: tra le perle proposte in modo impeccabile, beh, direi che  Alison per me resterà sempre il simbolo del gruppo, da pelle d'oca e testimonianza di quanto appena detto per le sensazioni provate durante l'esecuzione, certo che poi, anche When the Sun Hits mi ha regalato non pochi brividi.

Poi la fine, con il tempo che pare volato, letteralmente e io e i miei compagni di viaggio che ci affrettiamo (o attardiamo, vedete voi) negli ultimi acquisti alle bancarelle dei cd (me ne torno a casa con cd di Prince, Madonna, Obituary, Sundial e Sepultura). Mi piacerebbe almeno menzionare i New Candys, che hanno aperto la serata ma che purtroppo non ho minimamente seguito (mea culpa) e (ri)menzionare le Savages: secche, dure, taglienti come un rasoio e scarne come uno sputo in faccia. Un post-punk che su disco era urlo primordiale, dal vivo è sicuramente qualcosa in più. Avrei potuto e dovuto seguirle meglio, lo confesso. Però, per quanto mi abbiano ben impressionato, beh, la vera serata (e qui mi ricollego all'inizio) è cominciata con i Revolver...

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