Live Report

Immagine del live report.
20.07.2017 Josè Gonzàlez @ Anfiteatro del Venda, PD

Distanti.

Distanti dai vip package e dai golden pit.

Distanti dai palchi di 150 metri e schermi mega giganti.

Distanti dai token, dalle magliette salta fila, dai 220.000.

In un luogo così distante siamo stati giovedì sera, in una terra lontana, dove ancora la magia è possibile, tangibile, dove la magia è reale.

C'è una chitarra. Anzi due.

Ed un microfono. Fingerpicking e voce.

C'è qualche luce e del fumo.

C'è una collina con l'erba arsa dalla calura estiva.

C'è una pianura che si spalanca alle spalle di un palco in legno.

C'è una testa riccioluta ed una barba ordinata. E una camicia scura.

C'è un pubblico in costante e silenziosa contemplazione e estasi.

C'è Bloodstain, che ci porta da subito in una sorta di empireo, Hints ci manderebbe ancora più su se ci fossero ancora cieli da raggiungere, What Will è più umana, e ci concediamo di accompagnare il ritmo della chitarra con un rispettoso battito di mani.

C'è Crosses, che viene accolta da un boato, e che dal vivo assume nuove sfumature, nuovi colori, come del resto la maggior parte dei brani in scaletta, che ci restituiscono continue sorprese, stupiscono per varietà, intensità, tensione.

C'è Teardrop, sì, quella dei Massive Attack, che ci culla inizialmente, ma dura poco, poi quel pollice destro a insistere sul MI, arpeggi che si aggiungono ad arpeggi, una moltitudine di suoni così incantevoli che quasi veniamo meno.

E c'è Heartbeats. Mio dio Heartbeats. A parere di chi scrive una delle gemme musicali degli ultimi anni. Lievemente rallentata rispetto al disco, ancor più ammaliante, ancora più magica.

Non siamo soli nell'universo.

C'è un essere alieno, si chiama Josè Gonzàlez.

E noi siamo dei privilegiati.

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