Recensione - Lorde - Melodrama

  • Tracklist :
    01 - Green Light
    02 - Sober
    03 - Homemade Dynamite
    04 - The Louvre
    05 - Liability
    06 - Hard Feelings/Loveless
    07 - Sober II (Melodrama)
    08 - Writer In the Dark
    09 - Supercut
    10 - Liability (Reprise)
    11 - Perfect Places
  • Punteggio :
  • Artista :
    Lorde
  • Stato/Regione :
    Nuova Zelanda
  • Data di pubblicazione :
    12 Luglio 2017
  • Prodotto da :
    Lava Records
  • Social dell'artista :
  • Social dell'etichetta :
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Il primo impatto con il secondo disco di Lorde non è facile. La bellezza del suo esordio baciato dalla fortuna del singolo Royals ed un progressivo consolidamento mediatico ha spostato in parte le attenzioni dalla giovane neozelandese che invece che cadere in facile piacioneria tira fuori invece un disco che ha una anima ben più definita delle aspettative.

Diciamo la verità, se dopo 4 anni Lorde avesse scritto una Royals 2.0 ci sarebbe stato poco da criticare o ridire, alla fine quel brano ha regalato una area quasi magica alla giovane, al punto da venire consacrata non da riviste dell’ultimo minuto, ma da un certo David Bowie (“è il futuro della musica”). Invece Lorde ha scritto un disco intimo, pop nel senso più cristallino del termine, un pop non da classifica visto che di brani o potenziali hit qui ne vedo solo un paio, Green Light e Supercut (bellissima) e per il resto atmosfere ricercate, brani intimi, ballate dilatate e melodiche.

Sembra quasi che sia stata Lorde a fare la voce da padrona nel suo mega-team di creativi affittato dalla sua major e dall’amica Taylor Swift e non il contrario, come se il peso specifico della creatività dell’artista vada ben oltre i suoi 21 anni. “Melodrama” è un disco vero, un disco che se al primo ascolto spiazza perché sfugge alla facile ricerca del brano di successo, ascolto dopo ascolto emerge con prepotenza, fino a diventare a tratti bellissimo, Sober, Perfect Places, Liability che è potentissima nella sua semplicità, e quasi senza dubbio meglio del suo predecessore. Forse non avrà una nuova Royals a promuoverlo nelle radio di mezzo mondo, ma probabilmente la bravura e la grandezza (se già possiamo usare questo termine) sta che è Lorde il vero pezzo da 90, non il single hit del momento.

Le sonorità sono ancora vicine all’esordio ma la sapienza nel calcare la mano nell’ambito della new wave permette di rendere più accessibili quasi tutti i brani, che poi parlano dei temi che classicamente ci si aspetta da una ragazza di 21 anni: amori, odio, divertimento, eccessi. Non so se questo disco permetterà a Lorde di consacrarsi presso la grande massa e la cosa più bella è che sembra quasi che sia la stessa artista la prima a non voler cercare a tutti i costi di imitare modelli già consolidati in contesti lontani dal suo, ma sia quello di portare una larga fetta di curiosi a crescere musicalmente, a scoprire come il pop può essere meraviglioso anche se lontano da riviste e riflettori.

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